Pile ricaricabili, quando usarle e quali comprare

Contrastanti i risultati del test svizzero su 12 set di pile ricaricabili: bocciati alcuni marchi noti come Energizer, promossi altri più economici come Ikea, Xinergy e Gp. Ecco cos’ha valutato il laboratorio

La rivista svizzera Bon à savoir ha testato 12 modelli di pile AA ricaricabili, bocciando, a sorpresa, alcune delle più famose e costose. Come le pile Energizer Accu Recharge Extreme: costate più di 7 euro a pila, sono risultate quasi completamente esauste dopo 200 cicli di ricarica, funzionando ancora solo per sei minuti, pari al 4% della loro autonomia iniziale. Risultati contrastanti dunque per il test che ha promosso con un giudizio molto buono solo il set di pile del marchio Coast, mentre ha valutato come “buoni” altri sette modelli tra cui Panasonic, Ikea, Duracel e Xinergy.

Prestazioni elevate a prezzi contenuti

Le pile ricaricabili Xinergy hanno ottenuto il riconoscimento di Bon à savoir come “scelta migliore” per le buone prestazioni a un prezzo moderato: dopo 200 ricariche, le pile Xinergy offrivano ancora un’autonomia di due ore e quattro minuti, solo tre minuti in meno rispetto al primo utilizzo.
Anche le batterie economiche di GP e Ikea hanno mostrato buone prestazioni anche se non è consigliabile conservarle troppo a lungo senza utilizzarle: le GP hanno perso il 15% della capacità iniziale e Ikea il 12% dopo 60 giorni di inattività a temperatura ambiente. Per confronto, la capacità delle pile Xinergy è diminuita solo del 7% e quella delle pile Zithion-X di Coast, arrivate prime nel test, hanno perso l’8%. Le pile Coast sono le uniche al litio del test; tutte le altre sono di tipo NiMH (nichel-metallo idruro). Secondo il produttore americano Coast, questa scelta garantirebbe una durata particolarmente lunga e prestazioni costanti. E il test lo conferma. Le Zithion-X hanno mostrato prestazioni elevate sia da nuove sia dopo la prova di resistenza (per questo si classificano prime). Unico neo il prezzo, anche se è leggermente inferiore alle pile Energizer. Inoltre non richiedono una stazione di ricarica supplementare, poiché possono essere collegate direttamente al cavo USB-C con quattro connettori incluso nella confezione. Cosa che invece non vale per le concorrenti. Continuando con i giudizi, le pile ricaricabili Philips ottengono l’unico “soddisfacente” del test mentre la classifica si chiude con i 3 prodotti insufficienti che sono Mpower Accu, Energizer e Casativo Power.

Cosa ha misurato il laboratorio

Un laboratorio specializzato ha testato le pile ricaricabili secondo i seguenti criteri:

Durata nel tempo: per scoprire come resistono le pile ricaricabili a 200 cicli di utilizzo, gli esperti hanno utilizzato un caricatore rapido da 500 milliampere (mA), e hanno scaricato le pile con una corrente costante di 1000 mA, pari approssimativamente al consumo di una console portatile o di una torcia Led. Autonomia e capacità sono state misurate dopo 25, 50, 75, 100, 125, 150 e 200 cicli. Il laboratorio ha inoltre misurato la resistenza interna, sulla media di quattro pezzi, per valutare l’usura del prodotto e la perdita di efficienza.

Autonomia: prima delle misurazioni, tutte le pile sono state caricate e scaricate cinque volte per portarle a uno stato iniziale comparabile. Successivamente sono state scaricate con una corrente di circa 500 mA per misurare l’autonomia, cioè il tempo di funzionamento, e la capacità, ovvero la quantità di elettricità che il dispositivo può immagazzinare.

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Autoscarica: il team ha caricato completamente quattro pile di ogni lotto prima di conservarle per 30 o 60 giorni a temperatura ambiente, con un normale tasso di umidità. In seguito le batterie sono state scaricate per determinare la capacità residua.

Alcuni produttori hanno criticato la procedura di test, che prevedeva 200 cicli di ricarica rapida, giudicandola troppo severa. Secondo loro, le batterie sarebbero sottoposte a uno stress superiore rispetto a quello di un normale utilizzo.

Possono sostituire per tutto le pile alcaline? 

Tutte le pile alcaline usa e getta possono essere sostituite da equivalenti ricaricabili. Non sempre però è la scelta più opportuna. Le alcaline conservano la carica molto a lungo e possono essere immagazzinate per cinque-dieci anni. Restano la soluzione più economica per dispositivi a basso consumo, come timer da cucina o telecomandi. Per gli apparecchi energivori, invece, le batterie ricaricabili risultano più vantaggiose. Una pila alcalina economica costa circa 50 centesimi, contro una media di 2 euro per una ricaricabile. Queste ultime diventano più convenienti dopo cinque o sei utilizzi. Gli esperti suggeriscono, come regola generale, di optare per batterie riutilizzabili quando è necessario sostituire le pile circa ogni tre mesi.
Rispetto all’ambiente, chiaramente le pile riutilizzabili sono più ecologiche delle pile alcaline a partire da 20-30 cicli di ricarica (risultato di uno studio svedese del 2018). Infatti il colosso svedese Ikea ha eliminato dal proprio assortimento tutte le pile monouso nel 2021.