
L’Agenzia sanitaria denuncia l’eccessiva esposizione al cadmio in Francia, soprattutto tramite cereali. L’agenzia chiede limiti più severi nei fertilizzanti e interventi urgenti per ridurre i rischi sanitari legati alla contaminazione alimentare
L’esposizione alimentare al cadmio in Francia ha raggiunto livelli preoccupanti e richiede interventi immediati. A lanciare l’allarme è l’Agence nationale de sécurité sanitaire (Anses), che in un rapporto pubblicato il 25 marzo invita il governo a ridurre drasticamente la presenza di questo metallo pesante nei fertilizzanti e, di conseguenza, nella catena alimentare. Quello che però fa più rumore è l’invito ai cittadini di limitare il consumo di alimenti base nella dieta francese (e in quella italiana): pane pasta e
A rilanciare i contenuti del rapporto è anche Le Monde, che mostra dati impressionanti sulla quota di cittadini francesi che presentano livelli di contaminazione considerati critici.
Un francese su due oltre i livelli critici
Il cadmio è un metallo classificato come cancerogeno, mutageno e tossico per la riproduzione. Si accumula principalmente nei reni e nel fegato ed è associato a numerose patologie: tumori (rene, polmone, prostata, seno), danni cardiovascolari e problemi neurologici. Inoltre, interferendo con il metabolismo osseo, favorisce l’osteoporosi.
Secondo i dati dell’Anses riportati da Le Monde, in Francia quasi la metà della popolazione (47,6%) presenta livelli urinari di cadmio superiori alla soglia di sicurezza. Un dato ancora più allarmante riguarda i bambini: le proiezioni indicano che entro il 2025 tutti i piccoli tra i 2 e i 3 anni potrebbero superare i limiti considerati accettabili.
Gli studi di biosorveglianza mostrano inoltre che i livelli di contaminazione sono quasi raddoppiati negli ultimi dieci anni e risultano da tre a quattro volte più elevati rispetto a quelli osservati in altri paesi europei e in Nord America.
Il cadmio arriva nei piatti
L’analisi dell’Anses è chiara: per i non fumatori, fino al 98% dell’esposizione al cadmio deriva dall’alimentazione.
I prodotti che contribuiscono maggiormente sono quelli di consumo quotidiano:
- cereali e derivati del grano (pane, pasta, prodotti da forno, biscotti, cereali per la colazione);
- patate.
Un’indagine recente evidenzia come la quota di bambini sopra i 3 anni che supera la dose giornaliera tollerabile sia salita fino al 27%, mentre le concentrazioni nei cereali da colazione sono più che triplicate in pochi anni.
Per questo l’agenzia raccomanda di ridurre il consumo di prodotti a base di grano, soprattutto quelli trasformati e zuccherati, e di aumentare l’apporto di legumi come alternativa.
Il nodo dei fertilizzanti
La vera origine del problema, secondo l’Anses, è però a monte della filiera: i fertilizzanti fosfatici utilizzati in agricoltura.
L’agenzia chiede di abbassare drasticamente i limiti di cadmio consentiti, portandoli a 20 mg/kg, contro i 90 mg/kg attualmente autorizzati in Francia. A livello europeo il limite è già stato ridotto a 40 mg/kg e alcuni paesi hanno adottato standard più severi.
Il problema è aggravato dall’origine delle materie prime: gran parte dei fosfati utilizzati proviene dal Marocco, dove i livelli di cadmio possono essere particolarmente elevati.
Secondo gli esperti, anche intervenendo subito, serviranno decenni per ridurre la contaminazione dei suoli e quindi quella degli alimenti.
“Agite alla fonte”
L’Anses insiste sulla necessità di agire “alla fonte”, modificando le pratiche agricole e scegliendo fertilizzanti a basso contenuto di cadmio. Tra le soluzioni indicate:
- diversificazione delle fonti di approvvigionamento;
- tecniche di decontaminazione;
- pratiche agroecologiche e varietà vegetali meno accumulatrici.









