Uova e mangimi contaminati: così i gusci d’uovo hanno alimentato la più grande epidemia di salmonella nei Paesi Bassi

SALMONELLA UOVA

Centinaia di casi di salmonella registrati, solo la punta di un iceberg di un focolaio molto più grande. È quello che si è originato nei Paesi Bassi e che ora si scopre legato alla somministrazione ai polli di un mangime con gusci di uova contaminate e non trattate

 

Non ha di certo le proporzioni dello scandalo di mucca pazza ma, per lo meno nelle motivazioni che lo hanno originato, gli assomiglia. Ancora una volta, infatti, una contaminazione di mangimi, frutto di pratiche industriali pericolose effettuatate solo per risparmiare, ha messo a rischio un settore, anche se non con le conseguenze dirompenti che ha avuto la Bse negli anni 90.

È quello che si è sviluppato nei Paesi Bassi tra il 2023 e il 2025 con un focolaio senza precedenti, diffuso e difficile da tracciare, che ha coinvolto centinaia di persone e che ora  una ricerca scientifica ha ricostruito per spiegare la più grande epidemia di Salmonella Enteritidis mai registrata in quella zona di Europa.

Tutto inizia nel luglio 2023, quando i sistemi di sorveglianza sanitaria olandesi individuano nove casi di infezione. Nel giro di pochi mesi i contagi salgono a 91 e, alla fine dell’indagine, si contano almeno 227 casi confermati. Un numero già elevato, ma probabilmente sottostimato: secondo le stime, per ogni caso registrato ce ne sarebbero almeno altri 26 non segnalati.

La salmonella Enteritidis è tra le principali cause di diarrea nei Paesi Bassi ed è tradizionalmente legata al consumo di uova e prodotti avicoli. Anche in questo caso, le prime ipotesi si concentrano proprio sulle uova provenienti da allevamenti di galline ovaiole.

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La vera svolta arriva quando gli investigatori identificano un elemento inatteso: gusci d’uovo essiccati, utilizzati come fonte di calcio nei mangimi per pollame.

Questi sottoprodotti, se non trattati correttamente, possono ospitare microrganismi patogeni. E proprio qui si annida il problema: il processo di trattamento, che dovrebbe eliminare la salmonella attraverso calore e altre condizioni controllate, si è rivelato insufficiente.

Il risultato? Gusci contaminati sono finiti nei mangimi, contribuendo a diffondere il batterio negli allevamenti e, di conseguenza, lungo la catena alimentare.

L’indagine si è rivelata particolarmente complessa. Le uova provenivano da diversi allevamenti e le possibili fonti di contaminazione erano molteplici. Solo grazie al sequenziamento genomico (WGS) e alla collaborazione tra autorità sanitarie, veterinarie e della sicurezza alimentare è stato possibile collegare i casi tra loro.

Determinante anche la condivisione volontaria di un campione contaminato da parte di un produttore di mangimi: proprio quell’isolato ha fornito il collegamento chiave per ricostruire la catena del contagio.

L’indagine ha messo in luce criticità nei controlli sui mangimi e nella gestione dei sottoprodotti delle uova. In risposta, le autorità hanno intensificato:

  • i controlli sui processi produttivi

  • gli audit su igiene e tracciabilità

  • il monitoraggio microbiologico dei prodotti

Le aziende coinvolte hanno dovuto rivedere e automatizzare i processi, in alcuni casi investendo in nuovi impianti.

Parallelamente, anche gli allevatori hanno adottato misure autonome, evitando fornitori sospetti e rafforzando le pratiche di biosicurezza.