Pfas, la decisione degli Usa: limiti zero nelle acque potabili. Il ritardo dell’Europa

acqua pfas

Gli Stati Uniti approvano il primo standard nazionale sull’acqua potabile per proteggere 100 milioni di persone dall’inquinamento da Pfas. In Europa la direttiva, che entrerà in vigore nel 2026, prevede soglie molto meno stringenti

 

Gli Stati Uniti approvano il primo standard nazionale sull’acqua potabile per proteggere 100 milioni di persone dall’inquinamento da Pfas. In Europa la direttiva, che entrerà in vigore nel 2026, prevede soglie molto meno stringenti.

 

Tornando agli Usa, l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) annuncia un investimento di 1 miliardo di dollari attraverso per affrontare il problema dei Pfas nell’acqua potabile, diversi dei quali sono considerati cancerogeni e interferenti endocrini. Secondo le previsioni delle autorità Usa, “la norma finale ridurrà l’esposizione ai Pfas per circa 100 milioni di persone, preverrà migliaia di morti e ridurrà decine di migliaia di malattie gravi”. L’annuncio integra, infatti, il piano d’azione a livello governativo del presidente Biden per combattere l’inquinamento da Pfas, per un investimento di 9 miliardi di dollari complessivi.

“Così proteggeremo la comunità”

“L’acqua potabile contaminata da PFAS ha afflitto le comunità di questo paese per troppo tempo”, ha affermato l’amministratore dell’Epa Michael S. Regan. “Ecco perché il presidente Biden ha fatto della lotta ai Pfas una priorità assoluta, investendo risorse storiche per affrontare queste sostanze chimiche dannose e proteggere le comunità a livello nazionale. La nostra tabella di marcia strategica Pfas riunisce l’intera ampiezza dell’autorità e delle risorse dell’Epa per proteggere le persone da queste sostanze chimiche dannose per sempre”.

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I nuovi limiti

L’Epa sta compiendo un passo decisivo per proteggere la salute pubblica stabilendo livelli legalmente applicabili per diversi Pfas noti per essere presenti singolarmente e come miscele nell’acqua potabile. Questa regola stabilisce i limiti per cinque singoli Pfas: PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS e HFPO-DA (noti anche come “GenX Chemicals”). La regola stabilisce anche un limite per mix di due o più dei quattro Pfas: PFNA, PFHxS, PFBS e “sostanze chimiche GenX”. Nello specifico, per PFOA e PFOS, l’EPA sta fissando a zero un obiettivo di livello massimo di contaminante, un obiettivo sanitario non applicabile. Ciò riflette le ultime scoperte scientifiche che dimostrano che non esiste un livello di esposizione a questi contaminanti senza rischio di impatti sulla salute, compresi alcuni tumori.
L’EPA sta fissando livelli massimi di contaminanti applicabili a 4,0 parti per trilione per PFOA e PFOS, individualmente. Questo standard ridurrà l’esposizione a questi PFAS nella nostra acqua potabile ai livelli più bassi fattibili per un’implementazione efficace.
Per PFNA, PFHxS e “GenX Chemicals”, l’EPA sta fissando MCLG e MCL a 10 parti per trilione.
Poiché i PFAS possono spesso essere trovati insieme in miscele e la ricerca mostra che queste miscele possono avere impatti combinati sulla salute, l’EPA sta anche fissando un limite per qualsiasi miscela di due o più dei seguenti PFAS: PFNA, PFHxS, PFBS e “GenX Chemicals”.

Il ritardo dell’Europa

E mentre gli Usa fanno sul serio, l’Europa e l’Italia vanno a rilento e con molto meno coraggio. Nonostante proprio nel nostro paese, uno dei maggiori disastri ambientali della storia europea, in Veneto, riguardi proprio la contaminazione da Pfas di una falda acquifera che copre un’area abitata da 300mila persone.

L’Unione europea ha adottato una direttiva che riguarda le acque potabili nel 2020, recepita dal nostro paese solo nel 2023, e che entrerà in vigore solo nel 2026. Stabilisce come limite per la presenza di Pfas nell’acqua, 100 nanogrammi per litro per la somma di venti Pfas (24 in Italia) ritenuti più pericolosi per la salute, e cinquecento nanogrammi per tutti gli altri oltre 10mila, molti dei quali non sono stati studiati approfonditamente riguardo le possibili conseguenze sulla salute umana.

E questo nonostante, la presenza, anche massiccia, di Pfas sia stata documentata nelle falde acquifere non solo del Veneto, ma anche nelle vicinanze di distretti industriali in Piemonte, in Lombardia e in Toscana.

 

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