Troppe ombre sul burro francese

BURRO FRANCESE

Un’inchiesta su 129 produttori delle autorità francesi hanno messo in luce più di un’anomalia nei prodotti. Tra queste l’uso disinvolto di acqua nei panetti analizzati. Mettendo in discussione un classico della cucina francese: il burro.

 

Un brutto colpo per i francesi su uno degli alimenti più cari alla loro cucina: il burro nazionale sulla cui superiorità i nostri cugini sarebbero stati pronti a scommettere molto.

E invece un’inchiesta condotta dalla Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (DGCCRF) ha rivelato che quasi un terzo dei controlli nel settore dei burri e grassi lattieri ha mostrato anomalie più o meno gravi nella composizione e nell’etichettatura dei prodotti. Sebbene l’indagine sia del 2019, i risultati sono stati resi pubblici solo da poco, gettando una luce preoccupante sul settore.

La DGCCRF ha effettuato controlli su 129 aziende di diverse dimensioni, tra cui produttori artigianali e industriali, allevamenti, rivendite al dettaglio, supermercati, commercianti e importatori. Le irregolarità riscontrate includono un contenuto d’acqua superiore ai limiti regolamentari, carenze di sale, e l’utilizzo di materie grasse non conformi, come il siero di latte, nella produzione di burri di qualità.

In particolare, alcuni prodotti risultavano contenere una quantità di sale inferiore a quella richiesta, compromettendo la qualità dei burri salati o semi-salati. Altri presentavano troppa acqua rispetto agli standard regolamentari, compromettendo la consistenza e la durata dei prodotti. Inoltre, alcuni industriali hanno fatto uso di burri riciclati o miscelati per la produzione di burri etichettati come di qualità superiore, pratiche che non solo sono non regolamentari ma costituiscono vere e proprie frodi nei confronti dei consumatori.

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Se l’esito delle ispezioni pubbliche ha lasciato molti strascichi nell’opinione pubblica, allarmata dai sospetti sulla qualità del grasso principe della dieta francese, gli interventi punitivi sono sembrati a molti poco incisici. Nonostante l’aumento delle frodi rispetto all’indagine condotta nel 2015-2016, con un tasso di anomalie del 14%, la DGCCRF ha infatti emesso solo un verbale per “distruzione di sigilli”, mostrando una certa indulgenza nei confronti dei trasgressori. I nomi delle aziende coinvolte non sono stati resi pubblici, sebbene alcune abbiano ricevuto avvertimenti e ingiunzioni. La DGCCRF giustifica alcune delle irregolarità come “mancanza di conoscenza della normativa” e “processi di produzione spesso mal gestiti”, negando un’intenzione manifesta di ingannare.

Il settore, già alle prese con la diminuzione degli allevamenti lattieri e il conseguente aumento dei prezzi delle materie prime, è ora sotto i riflettori per presunte pratiche scorrette. La DGCCRF avverte che, con il declino della produzione nazionale di latte, il rischio di ulteriori frodi potrebbe aumentare.