Lo studio: molti integratori a base di funghi “mentono” sul contenuto di beta-glucani

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Molto diffusi nella medicina cinese, gli integratori alimentari a base di funghi sono sempre più apprezzati in quanto validi alleati per migliorare il sistema immunitario e non solo. Un recente studio condotto da un team di ricerca composto da più università italiane si è soffermato sulla qualità dei prodotti in vendita

Molti degli integratori alimentari a base di funghi in vendita nel nostro paese non soddisfano i criteri di qualità richiesti. È la conclusione cui giunge uno studio condotto dall’Università di Torino in collaborazione con quella di Palermo, Torino, Pisa, Bari e Bologna su 19 integratori. Trattandosi di una ricerca universitaria pubblicata su Nutrients, i nomi dei campioni non sono stati resi noti ma le conclusioni sì e merita certamente un approfondimento.

Gli integratori a base di funghi

I funghi sono certamente apprezzati per il loro valore culinario e nutrizionale ma negli ultimi tempi e sono sempre più apprezzati per le loro proprietà medicinali, in particolare per le loro attività sui parametri cardiometabolici, sul sistema immunitario e come agenti antinfiammatori e antitumorali. La coltivazione di funghi medicinali su larga scala è effettuata principalmente in Cina, dove l’industria dei prodotti nutraceutici e farmaceutici a base di funghi è molto sviluppata. Peccato, però, che la maggior parte degli impianti di produzione in Cina non dispone di buone pratiche di fabbricazione (GMP) riconosciute a livello internazionale e che molte aziende europee che vendono prodotti a base di funghi sono rifornite da produttori cinesi. In particolare, i prodotti acquistati dall’estero sotto forma di polveri ed estratti non sempre sono di origine accertata e talvolta di dubbia identificazione.

Il mercato italiano

La coltivazione di funghi medicinali in Italia rimane al momento poco sviluppata o addirittura inesistente, per cui è difficile accertare se tali coltivazioni esistano realmente e se esistano, dove si trovino e quale sia l’origine del materiale biologico. Tuttavia, il mercato italiano offre molteplici micoterapici prodotti ne nostro paese ma non è dato sapere utilizzando quale materia prima visto che non vi è l’obbligo di indicarlo in etichetta. “È proprio l’incertezza sull’origine della materia prima e il fatto che le leggi cinesi (da dove si sospetta possano arrivare i funghi ndr) sono meno restrittive di quelle europee che ci ha spinto a condurre la nostra ricerca” ci spiega Alessandro Colletti del dipartimento di Scienza e Tecnologie del Farmaco dell’Università degli Studi di Torino.

Diciannove campioni, commercializzati da 6 diverse aziende, sono stati sottoposti ad analisi molecolari e biochimiche volte a identificare le specie di funghi utilizzate per estrarre l’ingrediente bioattivo; quantificare il contenuto di ergosterolo (ERG) e di glucani totali; e verificare l’eventuale presenza di composti pericolosi, quali micotossine e metalli pesanti.

Le conclusioni dello studio

“La diversità dei funghi dichiarata in etichetta e il reale contenuto in beta-glucani, nonché la presenza di contaminanti in concentrazioni superiori a quelle previste dalla legge suggeriscono la necessità di maggiori controlli oltre a serrati dialoghi tra la comunità scientifica e le autorità regolatorie” sottolinea Colletti.

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Sui vari parametri analizzati, due fattori meritano attenzione. Innazitutto le analisi hanno evidenziato livelli alti di aflatossine, in un caso anche in misura superiore ai livelli massimi di contaminazione totale che la legge prevede per gli alimenti. “Tutto ciò è particolarmente rilevante in quanto i dosaggi di questi integratori dimostratisi efficaci sui parametri di salute umana sono elevati, e l’efficacia è stata osservata principalmente per esposizioni di medio-lungo periodo per cui dovrebbero essere garantiti i più alti profili di sicurezza mentre le concentrazioni rilevate di pesanti i metalli e la nicotina non sembrano rappresentare un problema” spiega Colletti. Infine sono molto importanti anche i risultati sul contenuto di glucani che hanno mostrato variabilità nelle diverse specie e tra capsule dello stesso lotto: “Un aspetto che potrebbe influire negativamente sull’efficacia del prodotto finale” conclude Colletti. Infatti, l’utilizzo di estratti standardizzati e titolati è fondamentale affinché il trattamento sia efficace e riproducibile nel tempo. Standardizzare significa “uniformare”. L’utilizzo di estratti standardizzati, che garantiscono un contenuto costante e ripetibile di principi attivi in ogni lotto di produzione, consente di garantire la riproducibilità dell’azione salutare del nutraceutico.