Mutui, la mossa della Bce costa 50 euro in più al mese

MUTUI BCE

La Bce aumenta i tassi dello 0,75% per contrastare l’inflazione. Secondo Facile questo inciderà notevolmente sui mutui variabili. A pesare sul caro-prezzi i rincari energetici, degli alimentari legati alla guerra ucraina ma anche l’effetto fionda post-pandemia

La Bce vara un nuovo aumento dei tassi e questa volta l’incremento  arrivaa +0,75%: l’impatto sui mutui varibaili sarà notevole.

Facile.it ha fatto alcune simulazioni scoprendo che, per un mutuo medio inidicizzato, nei prossimi mesi la rata potrebbe salire di circa 50 euro rispetto ad oggi, con un aggravio complessivo da inizio anno di circa 150 euro.

A conti fatti, secondo il portale di comparazione, un mutuatario medio che ha sottoscritto un finanziamento variabile da 126.000 euro a gennaio 2022 si troverebbe quindi a pagare una rata da 604 euro, vale a dire il 32% in più rispetto alla prima rata.

Rincari significativi che potrebbero mettere sotto pressione molte famiglie. Già nei primi 9 mesi dell’anno, secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, 2,4 milioni di italiani con un mutuo a tasso variabile hanno dichiarato di aver avuto difficoltà a rimborsare il finanziamento e addirittura 218.000 mutuatari hanno dovuto saltare una o più rate. E se i prezzi continueranno a salire, 780.000 mutuatari (tra chi ha un fisso e un variabile) hanno dichiarato che potrebbero essere costretti a saltare le prossime rate.

I rincari da gennaio 2022

Facile ha calcalato che il tasso (Tan) di partenza sottoscritto a gennaio e usato nell’analisi è pari a 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. Se nella prima parte del 2022 le rate sono cresciute leggermente (da gennaio a giugno il rincaro è stato di soli 13 euro), dopo gli aumenti dei tassi da parte della Bce (+0,50% a luglio e +0,75% a settembre) gli indici dei mutui variabili sono schizzati alle stelle tanto che, a ottobre 2022, la rata è arrivata a circa 556 euro, ovvero circa 100 euro in più rispetto a quella iniziale.

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I tassi potrebbero continuare a salire per i prossimi mesi e se la BCE dovesse confermare un aumento del costo del denaro di 75 punti base, ipotizzando che l’Euribor cresca in modo analogo, la rata del mutuatario salirebbe a circa 604 euro, vale a dira circa quasi 50 euro in più al mese rispetto a quella di ottobre. In questo scenario, quindi, il mutuatario si troverebbe a pagare una rata più cara di quasi 150 euro rispetto a quella di partenza. Se invece l’aumento dell’Euribor fosse più contenuto e pari a 50 punti base, la rata salirebbe a quasi 590 euro (circa 32 euro in più rispetto ad oggi, 132 euro in più se paragonata a quella di inizio anno).

Se si guarda però ai Futures sugli Euribor, che rappresentano l’aspettativa che gli operatori hanno sull’andamento dell’indice nei prossimi anni, emerge un possibile aumento ancor più consistente. Secondo queste previsioni, entro fine anno l’indice Euribor (a 3 mesi) arriverà al 2,24%; se così fosse, la rata del mutuo simulato salirebbe addirittura a 630 euro, vale a dire 174 euro in più rispetto a inizio anno.

Perché l’inflazione resta alta?

La mossa della Bce è motivata dall’incremento dei prezzi con un tasso di inflazione nell’Eurozona a settembre 2022 del 9,9%. Alcuni economisti hanno criticato un terzo possibile aumento del costo del denaro in pochi mesi perché la fiammata dei prezzi è molto legata alla crisi energetica scatenata dal conflitto russo in Ucraina. E dunque, si sostiene, l’aumento sarebbe contingente.

Tuttavia, in base ai dati Eurostat, se depuriamo dal tasso di inflazione i rincari di energia e dei beni alimentari importati dall’area del conflitto (Ucraina e Russia), la percentuale di aumenti dei prezzi al consumo registrata a settembre 2022 è del 6%: alto e tale da giustificare la mossa monetaria della Banca centrale europea.

Perché i prezzi si mantengono così alti? Secondo molti economisti pesa ancora l’effetto fionda del postpandemia: usciti dall’emergenza più acuta, la domanda è ripartita con ritmi troppo elevati rispetto all’offerta di materie prime e semilavorati. Morale: la scarsità di questi beni ha provocato un sovrapprezzamento che perdura tuttora.

Non c’è dubbio tuttavia che un allentamento delle quotazioni energetiche, come molti indicatori segnalano, nei prossimi mesi potrà portare un po’ di sollievo economico.