Origine in etichetta, c’è il decreto che proroga l’obbligo

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L’origine in etichetta è salva: i ministri Giorgetti, Patuanelli e Speranza hanno, infatti, firmato il decreto interministeriale che proroga al 31 dicembre 2022 l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di pasta, pomodoro e derivati, riso, latte e derivati e carni suine. Soddisfatto Luciano Cillis, esponente M5S in commissione Agricoltura: “Il rinnovo annuale, infatti, è insito nello strumento normativo che ci permette di imporre l’obbligo in etichetta essendo una proroga ad una deroga comunitaria. Si tratta, però, di indicazioni che costituiscono oramai elementi indispensabili a orientare le scelte di acquisto dei consumatori, sempre più spesso interessati al prodotto ottenuto e lavorato in Italia”. (continua dopo l’infografica)

In extremis, i ministri hanno evitato un clamoroso passo indietro sul fronte della trasparenza. Come ci spiegava sul numero di novembre 2021 del Salvagente (che si può acquistare qui), Ermanno Coppola – responsabile ufficio qualità e certificazione, area sicurezza alimentare di Coldiretti – il rischio era quello di dover seguire le disposizioni del regolamento 775/2018 che persegue tutt’altra finalità.

Coppola fa riferimento a quello che è conosciuto come regolamento sull’origine dell’ingrediente primario, di cui occorre indicare la provenienza solo quando non corrisponde all’origine dell’alimento vantata in etichetta. Questo regolamento non ha come obiettivo quello di informare sempre i consumatori circa l’origine della materia prima utilizzata (e tra l’altro, non si applica a Dop e Igp e ai marchi d’impresa registrati che evocano una indicazione di origine), ma ha lo scopo di porre un freno legislativo al sounding: a evitare, in altre parole, l’utilizzo di parole/immagini/riferimenti geografici evocativi di alcuni paesi. “Per questo motivo è eccessivamente flessibile, lasciando ancora spazio alle pratiche fuorvianti che il regolamento di base intendeva combattere,  rispetto ai decreti ministeriali che obbligano a indicare l’origine della materia prima e del prodotto finale” spiega Coppola. 

Poniamo per esempio che su di un pacco di biscotti vi sia un simbolo rappresentativo dell’Italia e la materia utilizzata per realizzarli non sia anch’essa italiana, il produttore ha il dovere di indicare il luogo di provenienza della materia prima in etichetta, mentre, in caso contrario no. “C’è di più – aggiunge Coppola – nel caso in cui  scatti questo obbligo di indicare il paese d’origine dell’ingrediente primario, il regolamento non prevede che questa indicazione sia allo steso livello di dettaglio dell’origine vantata per l’alimento, ma si può genericamente scrivere che proviene da un paese Ue o non Ue oppure scrivere semplicemente che quell’ingrediente non proviene da quel paese”. Nell’esempio dei biscotti si può scrivere che il frumento è dell’Ue oppure non proviene dall’Italia. Insomma un passo indietro che, per fortuna, è stato evitato.

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