Pfas, non solo danni alla salute: ora anche le industrie fanno i conti (dei danni)

PFAS

In una lettera ai 50 maggiori produttori di sostanze chimiche del mondo con un fatturato combinato di 860 miliardi di dollari, ventitré gruppi di investitori tra cui Aviva Investors e Storebrand, hanno chiesto di non produrre più Pfas e, allo stesso tempo, hanno sollecitato  una maggiore trasparenza su quante “sostanze estremamente preoccupanti” producono ogni anno.

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“Riteniamo che la gestione sostenibile delle sostanze chimiche sia la chiave per la sovraperformance finanziaria”, ha detto a Reuters Eugenie Mathieu, analista senior di Aviva Investors, citando l’esempio del contenzioso legato ai Pfas, utilizzate in applicazioni come la lubrificazione e i rivestimenti industriali.

Oltre ai danni ambientali e per la salute oramai noti da tempi, gli investitori sostengono che continuare ad utilizzare Pfas (e altre sostanze chimiche dannose) via uno svantaggio anche dal punto di vista finanziario legato, innanzitutto, ai costi legali.

Costi potenziali

“Negli ultimi anni le implicazioni finanziarie legate alle responsabilità dell’azienda per la produzione passata e attuale di inquinamento di sostanze chimiche persistenti, in particolare Pfas, sono state chiare”, ha aggiunto l’analista, citando una stima di potenziali costi solo negli Stati Uniti compresa tra 25 miliardi e 40 miliardi di dollari.

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Un portavoce di 3M, una delle società che ha ricevuto la lettera, ha affermato che la società è impegnata nella tutela dell’ambiente, aggiungendo: “Accogliamo con favore l’opportunità di impegnarsi con investitori e altre parti interessate su questo argomento”.

Date le crescenti preoccupazioni normative e contenziose, gli investitori hanno affermato di voler vedere tutte le aziende impegnarsi nel tempo a eliminare gradualmente la produzione delle sostanze chimiche, concentrandosi prima sulle sostanze chimiche persistenti.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti all’inizio di quest’anno ha presentato un piano per inasprire le regole per le sostanze chimiche persistenti, mentre l’Unione europea sta anche cercando di rafforzare la legislazione e incentivare una transizione verso materiali meno pericolosi.

Infine, gli investitori hanno affermato che le società dovrebbero definire piani per lo sviluppo di prodotti che possono essere riutilizzati come parte di una “economia circolare” o che consentano ai clienti di progettare prodotti che possono essere utilizzati in questo modo, un obiettivo chiave dei legislatori dell’Ue.

“L’industria chimica si trova all’inizio della catena di approvvigionamento, quindi ha un ruolo da svolgere nel portare avanti l’economia circolare“, afferma la lettera, citando esempi come l’utilizzo di rifiuti o materiali a base biologica come materie prime.