Lo studio: gli ftalati nella plastica causano 100mila morti premature all’anno

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La presenza di composti chimici, chiamati ftalati, nella plastica e presenti negli alimenti e negli oggetti di uso quotidiano (cibo, vestiti, cosmetici, giocattoli…), potrebbe causare la morte prematura ogni anno di 100.000 americani di 55 a 64 anni. È quanto emerge da uno studio della Grossman School of Medicine di New York University, pubblicato sulla rivista Environmental Pollution.

Questi ftalati sono considerati interferenti endocrini dannosi per la salute, ma il legame diretto tra l’esposizione a questi prodotti e i decessi per malattie cardiovascolari o cancro negli Stati Uniti non è stato ancora stabilito con certezza.

I ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’esposizione agli ftalati su una popolazione di 5.303 adulti di età superiore ai 20 anni. Lo studio e le analisi biologiche (soprattutto delle urine) dei partecipanti si sono svolte tra il 2001 e il 2010.

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“Agire con urgenza”

Lo studio spiega che “estrapolando [i risultati] alla fascia di età della popolazione statunitense da 55 a 64 anni, abbiamo identificato da 90.761 a 107.283 decessi attribuibili” all’esposizione agli ftalati.

“I nostri risultati mostrano che l’aumento dell’esposizione agli ftalati è legato alla morte prematura, in particolare per malattie cardiache”, ha affermato uno degli autori, Leonardo Trasande, in una nota.

“Fino ad ora, sapevamo che le sostanze chimiche causano malattie cardiovascolari, che sono una delle principali cause di morte. Ma non avevamo ancora collegato direttamente queste sostanze chimiche alla mortalità”, ha aggiunto lo scienziato della New York University. I ricercatori hanno anche calcolato il costo economico di queste morti premature per gli Stati Uniti, in termini di perdita di produttività: “Da 39,9 a 47,1 miliardi di dollari l’anno” (tra 34,5 miliardi e 40,8 miliardi di euro), secondo loro. “Saranno necessari ulteriori studi per corroborare queste osservazioni e identificare i meccanismi [al lavoro], ma le autorità di regolamentazione devono agire con urgenza”, sostiene lo studio della New York University.