Referendum Cannabis, sciopero della fame: “Il ritardo dei comuni rischia di farlo saltare”

CANNABIS

Il referendum per la Cannabis legale, nonostante abbia raccolto oltre 800mila firme, rischia di rimanere al palo per il ritardo dei comuni nell’inviare la certificazione. Lo rende noto il comitato promotore, anche se a seguito della diffida inviata sabato 25 settembre e, grazie all’interessamento diretto di centinaia persone, in queste ore le amministrazioni stanno iniziando a rispondere alle richieste di certificati.

I ritardi dei comuni

“Con molto ritardo rispetto alle 48 ore previste dalla legge, iniziano ad arrivare le risposte dei Comuni.  Tuttavia, al momento è pervenuto al comitato meno di un terzo della documentazione necessaria: in soli due giorni sarà quasi impossibile recuperare il resto dei certificati e abbinarli alle rispettive firme. Per questo si rende indispensabile la proroga”. Le firme apposte on line tramite Spid, infatti devono essere associate dai comuni alle schede elettorali dei singoli, in modo da garantire che siano soggetti senza carico pendente, effettivamente idonei a votare. “Anche per andare incontro alla novità della certificazione digitale e al carico di lavoro degli uffici elettorali dovuto alle amministrative in quasi 1.000 municipalità, compresi molti grossi comuni dove sono decine di migliaia le firme” – dichiara Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni e Presidente del Comitato promotore – “il Governo deve porre rimedio alla disparità di trattamento nei confronti della raccolta firma per il Referendum Cannabis Legale consentendo la consegna della documentazione necessaria entro il 31 ottobre”.

Lo sciopero e le richieste

Intanto oltre 200 attivisti hanno iniziato lo sciopero della fame per chiedere il rispetto dei diritti democratici di oltre mezzo milione di cittadini: domani davanti a Montecitorio, a partire dalle ore 18, si terrà la manifestazione “Giù le mani dal Referendum!”. L’azione pacifica verrà portata avanti con un presidio notturno a staffetta fino al giorno seguente, quando si terrà il Consiglio dei Ministri. Una delle possibili soluzioni potrebbe essere una proroga alla consegna delle firme, stabilita dal governo.