Il cibo ultraprocessato è la causa (anche) della sindrome metabolica

CIBO ULTRAPROCESSATO

Dei cibi ultraprocessati sappiamo che sono la categoria di alimenti che guidano la crescita delle malattie non trasmissibili, come l’obesità, il diabete, le patologie cardiache e il cancro. Un nuovo studio, condotto su un campione ristretto di persone, ha concluso anche che questi alimenti sono correlati alla sindrome metabolica, caratterizzata da una grossa circonferenza vita (dovuta al grasso addominale in eccesso), ipertensione arteriosa, alterata glicemia plasmatica a digiuno (FPG) o insulino-resistenza e dislipidemia.

CIBI ULTRAPROCESSATI
Nel numero del Salvagente di questo mese trovate un ampio servizio su questi alimenti, in particolare su quelli a base di carne, con un’intervista a Debora Rasio, medico oncologo e nutrizionista. Se volete scaricare il numero in edizione digitale, cliccate qui

Gli alimenti ultraprocessati

Non esiste una definizione univoca di cibo ultra processato, tuttavia quella più attendibile è la classificazione NOVA che suddivide gli alimenti i in quattro categorie: gruppo 1, cibi non processati (frutta e verdura, carne…); gruppo 2, alimenti naturali trattati con ingredienti quali olio farina, zucchero, spezie e aglio. Al terzo gruppo appartengono gli alimenti trasformati con gli ingredienti del punto 2, ma in questo caso sono già presenti all’interno della confezione (un classico esempio sono i legumi e il tonno in scatola); gruppo 4, alimenti ultra-trasformati, realizzati con additivi, ingredienti e tecniche non utilizzati abitualmente in cucina (bevande zuccherate, prodotti da forno preconfezionati…).

Lo studio

Condotto su un campione di 789 soggetti di età media pari a 58,83 anni, lo studio ha associato l’elevato consumo di cibi ultra processati a probabilità più elevate di sindrome metabolica e alle sue manifestazioni più comuni, come l’ipertensione, l’ipertrigliceridemia e l’HDL basso. Questo nesso è stato evidenziato in tutto il (ristretto) campione studiato.

La sindrome metabolica

Nei Paesi sviluppati, la sindrome metabolica è un problema serio. Esso è molto diffuso; negli Stati Uniti, > 40% delle persone > 50 anni può esserne affetta. I bambini e gli adolescenti possono sviluppare la sindrome metabolica, ma per questi gruppi non è stata stabilita nessuna definizione.

Lo sviluppo della sindrome metabolica dipende sia dalla distribuzione che dalla quantità di grasso. L’eccesso di grasso a livello addominale (conformazione a mela), in particolare quando si traduce in un alto rapporto vita-fianchi (che rispecchia un rapporto muscolo-massa grassa relativamente basso), aumenta il rischio. La sindrome è meno comune tra i soggetti con accumulo di grasso sottocutaneo sulle anche (conformazione a pera) e un rapporto vita-anca basso (indice di una maggiore proporzione di muscolo rispetto alla massa grassa).

L’eccesso di grasso addominale determina un eccesso di acidi grassi liberi nella vena porta, con aumento dell’accumulo lipidico nel fegato. Il grasso si accumula anche nelle cellule muscolari. Si sviluppa insulino-resistenza insieme ad iperinsulinemia. Il metabolismo del glucosio è ridotto, e si sviluppano dislipidemie e ipertensione. I livelli sierici dell’acido urico sono tipicamente elevati (aumentando il rischio di gotta) e si sviluppa uno stato protrombotico (con livelli aumentati di fibrinogeno e dell’inibitore dell’attivatore del plasminogeno di tipo I).