Mozzarella di bufala, la guerra del vaccino per la brucellosi. E De Luca fa il No vax

MOZZARELLA BUFALA VACCINO

Contro l’epidemia di brucellosi in provincia di Caserta serve subito un piano di vaccinazione“. La richiesta viene dalla Confagricoltura ed è stata condivisa da oltre 350 allevatori sui 714 della provincia casertana, che chiedono l’uso del vaccino per contrastare la diffusione della malattia. Ma su questa vicenda è scoppiata la guerra del vaccino. Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a sopresa rispetto alle posizioni assunte per contrastare il Covid, su questa vicenda si scopre No vax. Il Consorzio di tutela ufficialmente non si è esposto per il “No” ma teme danni di immagine e quindi non si espone. Pure tra gli organi di controllo le posizioni sono contrastanti: l’Izs di Portici è contrario ad avviare un nuovo piano vaccinale, mentre il Centro di referenza nazionale delle brucellosi presso l’Izs di Teramo lo auspica.

“Le motivazioni della Regione al No vax – spiega Raffaele Puoti – per altro non chiare, sembrano essere tutte nel mancato raggiungimento dell’obiettivo politico di territorio indenne da brucellosi e tubercolosi e le possibili eventuali conseguenze negative per la commercializzazione della Mozzarella di bufala Dop prodotta con latte proveniente da allevamenti vaccinati. Quest’ultima ipotesi è paventata anche dal Consorzio di Tutela e valorizzazione della Mozzarella Campana Dop, senza alcun supporto di adeguate argomentazioni“.

La preoccupazione insomma è quella di “appannare” l’immagine dell’oro bianco campano – già in passato travolto da inchieste giornalistiche e giudiziarie – proveniente da allevamenti sottoposti a un piano di vaccinazione. Un pericolo che non si pone come spiega al Salvagente Tommaso Picone, direttore di Confagricoltura Caserta: “Come avvenne nel periodo 2008-2013 gli animali sottoposti a vacciinazione sarebbero i capi da 6 a 9 mesi di vita che non sono coinvolti nella produzione di latte. Una bufala viene avviata alla produzione dal terzo anno di vita: quindi con il piano vaccinale non ci sarebbero problemi né sulla materia prima né sulla mozzarella”.

Resta il problema dei capi adulti “infetti” che devono essere abbattuti: “Se non si interviene con la vaccinazione sui nuovi capi nati – aggiunge Picone – non risciremo a spezzare la spirale”. Dal 2017 al 2020 in provincia di Caserta – dove si concentra il 60% della produzione del latte per la mozzarella Dop – sono “scomparse8mila bufale per un totale di 153 allevamenti in meno. Nel quinquennio 2008-2013 con i vaccini la malattia era considerata sconfitta. “Poi però già dal 2014 – sottolinea Picone – sono emersi nuovi casi fino a far riespodere di nuovo la zoonosi”.

A gennaio scorso il Centro di referenza nazionale delle brucellosi di Teramo ha auspicato l’avvio di un nuovo piano vaccinale: “La necessità di intervenire anche con il vaccino – ricorda Puoti – è stata confortata dal parere tecnico di quest’anno dal Centro di referenza dell’Izs di Teramo, che ritiene auspicabile l’adozione di una profilassi indiretta comprendente l’uso della vaccinazione obbligatoria per i 4 Comuni casertani dove è concentrato il 50% degli allevamenti della provincia (Grazianise, Cancello Arnone, Santa Maria La Fossa e Castelvolturno, ndr) e una vaccinazione volontaria per 7 comuni ad essi limitrofi“. Ma la Regione Campania, rimarca Confagricoltura, non intende, al momento, farvi ricorso.

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L’epidemia di brucellosi, la contrarietà al piano vaccinale e l’abbattimento di centinaia di capi che finiscono nel macello di Real Beaf a Flumeri, in provincia di Avellino, di proprietà di Cremonini, è stata al centro nei scorsi giorni di un’accurata inchiesta giornalistica di Fanpage (qui per vedere il video).