Defibrillatori obbligatori, cosa dice davvero la legge sul primo soccorso

DEFIBRILLATORE

Corsi per insegnare le manovre di rianimazione e obbligo di defibrillatori in luoghi pubblici come aeroporti, stazioni ferroviarie, scuole, università e mezzi di trasporto. È stata approvata in via definitiva una legge “attesa da 20 anni che permetterà di di salvare migliaia di vite ogni anno, di diffondere cultura di prevenzione e primo soccorso”. Così l’ha definita il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulé, promotore dell’iniziativa.

Cosa prevede la legge

La legge prevede novità rilevanti finalizzate a rafforzare il primo soccorso in caso di arresto cardiaco come l’obbligo dell’introduzione a scuola dell’insegnamento delle manovre di rianimazione cardiopolmonare, l’obbligo per le società sportive professionistiche e dilettantistiche di dotarsi di defibrillatori, uno stanziamento di 10 milioni di euro per la diffusione nei prossimi cinque anni dei DAE in luoghi molto frequentati come aeroporti, stazioni ferroviarie, porti, scuole e università e sui mezzi di trasporto (aerei, treni, navi).

Novità anche nel Codice Penale

La legge introduce importanti aspetti di novità anche all’interno del codice penale italiano: “Si prevede che in situazioni di emergenza, qualora si assistesse ad un evento di arresto cardiaco e si avesse la possibilità di utilizzare un defibrillatore automatico o semiautomatico, non vi sarà più alcun rischio di dover eventualmente rispondere penalmente per eventuali manovre errate nell’utilizzo dello strumento stesso. Si tratta di consentire a chiunque si ritrovasse in uno stato di necessità nel dover utilizzare il defibrillatore in contesti extraospedalieri, di poter agire anche laddove il soggetto non fosse adeguatamente formato al suo utilizzo”, spiegano i promotori.

La legge stabilisce che, in assenza di personale sanitario o di personale non sanitario, ma formato sul primo soccorso, anche i cittadini comuni, che non hanno ricevuto una formazione specifica, siano autorizzati a utilizzare i DAE.

Ogni anno in Italia 60 mila arresti cardiaci (che non sono infarti)

In Europa si verificano ogni anno circa 400.000 arresti cardiaci (60.000 in Italia) e si stima che solo nel 58% dei casi chi assiste intervenga con le manovra salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) e nel 28% dei casi con il defibrillatore. La percentuale di sopravvivenza è dell’8%. Il defibrillatore, infatti, si utilizza solo in presenza di un arresto cardiaco che non va confuso con l’infarto come ci ha spiegato Simona Buono, consulente in cardiosicurezza. “Di infarto non si muore” sottolinea, aggiungendo che “l’infarto dà dei sintomi che se non trascurati danno il tempo di recarsi in ospedale e curarlo”. A differenza dell’infarto – spiega la Buono – l’arresto cardiaco, purtroppo, è improvviso: “È accaduto in eurovisione durante una delle partite dell’ultimo campionato europeo, Eriksen si è accasciato sul campo da gioco improvvisamente. Ecco in quel caso il defibrillatore gli ha salvato la vita”

I joules del Dae (le scosse) intervengono a bloccare una aritmia mortale, ovvero quella che si ha quando si va in arresto cardiaco: in questa situazione il cuore quadruplica i suoi battiti (da 80/100 a 600) e il sangue non pulsa più alle periferiche con le conseguenze che abbiamo imparato a conoscere. In questo caso è utile il defibrillatore che è in grado di riportare il cuore ad un numero di battiti “normale”, in altre parole regolarizza l’aritmia che potrebbe anche essere mortale. Quello che il Dea non può fare è ravviare un cuore fermo.