Interferenti endocrini, i veleni intorno a noi e ai nostri bambini

INTERFERENTI ENDOCRINI

Dai tappeti ai giocattoli passando per le stoviglie usa e getta agli scontrini del supermercato fino alle creme per il viso: gli interferenti endocrini sono molti e li troviamo in insospettabili oggetti di uso comune. Sono un rischio serio per la salute di adulti e bambini: si tratta, infatti, di un gruppo di sostanze in grado di alterare il corretto funzionamento del sistema endocrino, in altre parole imitano l’azione di alcuni ormoni e quindi interferiscono con il funzionamento di questo complesso sistema. Non un rischio di poco conto. Come ci ha spiegato Giancarlo Panzica, Dipartimento di Neuroscienze e NICO – Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino, in un’intervista nel numero del Salvagente in edicola (si può acquistare anche qui), sono diverse le patologie che sono riconducibili ad un cattivo funzionamento del sistema endocrino. “Pensiamo alla crescente ipofertilità dell’uomo, legata a una riduzione del numero degli spermatozoi: in un mondo sovraffollato non è una cattiva prospettiva ma, insomma, non fa piacere a nessuno. Nelle donne, invece, si può avere un anticipo o un ritardo della pubertà. E, infine, nel caso delle malattie neurologiche sessualmente dimorfiche, come ad esempio, la sclerosi multipla, osserviamo che il rapporto uomo/donna di 1 a 2, varia continuamente a favore del sesso femminile, con una diminuzione progressiva dell’età di comparsa dei primi sintomi: ammesso che il nostro genoma non sia cambiato, è plausibile che questa variazione sia dovuta a fattori ambientali come l’esposizione crescente agli interferenti endocrini” ha spiegato il professore.

Comunque, come dicevamo, è impossibile tanto per gli adulti che per i bambini evitare queste sostanze. Nel giornale in edicola abbiamo ricostruito una mappa del rischio nella quale abbiamo individuato gli interventi endocrini più comuni che troviamo anche in tanti oggetti di uso quotidiano e i consigli per ridurre l’esposizione. I nostri colleghi svizzeri di Bon a Savoir hanno di recente analizzato le urine di 33 bambini con l’intento proprio di misurare la loro presenza. Ebbene, tracce di interferenti endocrini sono state rilevate nelle urine di tutti i piccoli volontari. In particolare hanno trovato con allarmante frequenza 27 biomarcatori compresi ftalati, bisfenolo e parabeni. 

L’inerzia della Commissione Juncker

Eppure, a fronte di questa preoccupante onnipresenza, gli interferenti endocrini sono stati dimenticati da quanti dovrebbero avere a cuore la salute dei cittadini: nonostante gli sforzi di chi crede che debba valere il principio di precauzione in Europa ancora non si è giunti a una regolamentazione seria che minimizzi il rischio per la salute. Eccezione fatta per bisfenolo A e ftalati per i quali esiste una normativa che ne regola la presenza negli imballaggi e nei giochi, c’è tutta una lunga lista di sostanze che aspettano di essere limitate. Nel frattempo, studi scientifici completano il profilo di rischio di queste molecole e i loro effetti si fanno sentire sempre di più sulla popolazione: aumento di casi di pubertà precoce nelle ragazzine e maggiore incidenza di ipofertilità negli uomini, giusto per fare due esempi. 

Un immobilismo davvero incomprensibile. “In questa vicenda entrano in gioco troppi interessi e la Commissione europea ha troppo spesso e per troppo tempo difeso l’industria dell’agro-chimica, invece di dare priorità alla salute pubblica” ci spiega Eleonora Evi, europarlamentare europea Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, per la quale l’assenza di decisioni da parte dell’Europa ha radici profonde che abbiamo imparato a conoscere. “È stata vergognosa – aggiunge – la proposta della Commissione Juncker nel 2016 che intendeva classificare come interferenti endocrini solo le sostanze in cui fosse dimostrato un ‘collegamento causale’ tra gli effetti avversi sulla salute e il modo di azione endocrino”.

La strategia Von der Leyen

Per fortuna, però, il vento sta cambiando o almeno si spera: “La recente strategia in materia di sostanze chimiche sostenibili dell’attuale Commissione a guida Von der Leyen sembra andare nella giusta direzione per un’effettiva tutela della salute dei cittadini” continua l’eurodeputata. Nel 2019, con una risoluzione, infatti, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di intraprendere azioni necessarie per garantire un livello elevato di protezione umana includendo il divieto degli interferenti endocrini nei cosmetici, nei giocattoli e negli imballaggi alimentari. Nel documento il Parlamento fissava chiaramente due impegni e per entrambi una data da rispettare: entro giugno 2020 la Commissione avrebbe dovuto presentare proposte legislative per inserire nel Regolamento sui cosmetici e nella Direttiva sulla sicurezza dei giocattoli disposizioni specifiche sugli interferenti endocrini, analoghe a quelle previste per le sostanze Cmr (Cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione). Inoltre, sempre entro la stessa data, avrebbe dovuto rendere nota la revisione del Regolamento riguardante i materiali destinati al contatto con gli alimenti, prevedendo disposizioni specifiche per sostituire l’uso di interferenti endocrini. 

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Ne è seguita la proposta della Commissione su una Strategia in materia di sostanze chimiche sostenibili del 14 ottobre 2020: “Finalmente un passo nella giusta direzione verso un’industria chimica più sostenibile, pulita e competitiva – spiega la Evi – volto a mettere in primo piano la salute dei cittadini piuttosto che gli interessi dell’industria chimica. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, molte sostanze chimiche pericolose come gli interferenti endocrini, sospettati di essere cancerogeni e causare infertilità, sono ancora presenti in alcuni prodotti di uso quotidiano, ad esempio nei giocattoli, nei cosmetici, nei tessuti, nella pelletteria e negli imballaggi alimentari”. 

Ancora troppe incognite

Siamo però ancora lontani da quelle azioni concrete che chiede – giustamente – il Parlamento europeo almeno dal 1998, anno in cui ha iniziato a chiedere una classificazione degli interferenti endocrini. Tra l’altro, nonostante nella Strategia la Commissione europea abbia proposto di stabilire l’identificazione giuridicamente vincolante dei pericoli legati agli interferenti endocrini, facendo riferimento alla definizione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, sulla base dei criteri già elaborati per i pesticidi e i biocidi, e di applicarla in tutta la legislazione, non è ancora chiara l’interpretazione della Commissione. In altre parole non è certo se essa includa anche le sostanze “sospettate” di interferenza endocrina (in questo elenco appaiono, per il momento, 28 sostanze usate per lo più in cosmetica). Eppure questo sarebbe un passaggio fondamentale per poter effettivamente dire addio a molecole con le quali nessuno di noi vorrebbe venire a contatto.