“Riaccolto”, sugli scaffali Coop i pomodori anti caporalato di Ghetto out

“Riscatto, accoglienza, legalità, occupazione”, con queste parole Coop presenta la decisione di vendere in molti punti vendita i pomodori pelati con l’etichetta “Riaccolto, la Terra della Libertà”. L’iniziativa è promossa da Coop Alleanza 3.0 e Legacoop Puglia che insieme sostengono l’Associazione Ghetto – Out Casa Sankara, “start up etica” nata 4 anni fa nel Foggiano, da una sinergia tra Regione Puglia, associazionismo e movimento cooperativo, che con il suo prodotto da filiera etica racconta una storia di riscatto civile e sociale. Il prodotto è in vendita in oltre 360 supermercati e ipercoop di Coop Alleanza 3.0 presenti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia (nelle provincie di Mantova e Brescia) Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Sicilia.

Ghetto out

L’associazione Ghetto Out gestisce uno spazio progettato quale alternativa alle condizioni disumane dei ghetti; nell’azienda agricola, con circa 14 ettari di terreno e una vecchia rimessa di proprietà della Regione Puglia, i giovani migranti fuggiti dal ghetto e costituiti in associazione lavorano la terra in autonomia e abitano con le loro famiglie. Per sviluppare il percorso di emancipazione è nato il progetto di produzione di pomodori e, con la collaborazione di Conserva Italia, trasformazione in confezioni di pelati da 400 grammi. Ai pelati “Riaccolto”, Coop Alleanza 3.0 dedica un apposito spazio espositivo in cui i soci e i consumatori potranno trovare il primo prodotto dell’Associazione Ghetto Out – Casa Sankara con le principali informazioni del progetto. Nello specifico, Coop Alleanza 3.0 riconosce ai produttori il 70% del costo finale, per sostenerli nella crescita e nella diffusione di questa iniziativa non solo simbolica ma anche concreta, contro la schiavitù del caporalato. Il prezzo alla vendita è di 1,39 € per un barattolo contenente 400 grammi di prodotto.

“Cercare qualcosa di più che la corsa al ribasso dei prezzi”

Il presidente di Coop Alleanza 3.0, Mario Cifiello dichiara: “Con questa campagna, Coop Alleanza 3.0 e Legacoop Puglia vogliono sensibilizzare concretamente i consumatori e tutti gli stakeholder sul tema dell’illegalità, delle sue cause e delle sue conseguenze: oggi il rischio è che l’impresa “cattiva” scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso cancelli i diritti delle persone. I pelati dell’Associazione Ghetto Out – Casa Sankara sono la dimostrazione che un’altra economia, un altro modo di intendere il lavoro e le scelte di acquisto da parte dei consumatori sono possibili”. “Il marchio dei pelati che oggi esce in tutta Italia è la realizzazione di un sogno. Abbiamo finalmente realizzato qualcosa che abbiamo sognato per otto anni. Siamo andati per gradi: abbiamo pensato prima a darci un tetto dignitoso sopra la testa, poi ad avere un lavoro con un pagamento giusto. Queste erano le cose che sognavamo con Stefano Fumarulo (dirigente regionale morto prematuramente nel 2017, ndr)” dichiara Mbaye Ndiaye, referente di Casa Sankara “Già allora io immaginavo un marchio tutto nostro, di noi africani, che potevamo diventare protagonisti prendendo in mano il nostro avvenire. Questo, mi sono detto, è l’unico modo di lottare contro il caporalato”.

Gli altri etici: La marca del consumatore

Fortunatamente, l’iniziativa di Coop si aggiunge ad altre già esistenti, rendendo sempre più ampia la scelta del consumatore consapevole. A metà febbraio, dopo la pasta, l’associazione “Chi è il padrone? Marca del consumatore” ha lanciato la passata di pomodoro: prodotta con pomodoro 100% italianosenza uso di glifosatopriva di sale e di erbe aromatiche, è venduta al momento nei supermercati Carrefour a 1,27 euro (500g) e garantisce un’equa remunerazione ai produttori, il 30% in più del mercato. La passata è prodotta da Fruttagel con pomodori coltivati nelle province di Ravenna e Ferrara.

Iamme/NoCap

Da circa un anno, invece, sono acquistabili i prodotti Iamme/NoCap, tra cui la passata di pomodoro, pensati dall’associazione NoCap di Yvan Sagnet, attivista anti-caporalato, insignito della carica di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, proprio per l’impegno contro lo sfruttamento nei campi. La filiera etica contro il caporalato è frutto dell’intesa tra il Gruppo Megamark di Trani (leader della distribuzione moderna nel Mezzogiorno con oltre 500 supermercati), No Cap (impegnata nel promuovere e valorizzare le aziende agricole che rispettano la legalità e i diritti dei lavoratori) e Rete Perlaterra (associazione e rete tra imprese che promuovono pratiche agroecologiche di lavoro della terra). I prodotti sono venduti nei punti vendita a insegna A&O, Dok, Famila, Iperfamila e Sole365 del Mezzogiorno presenti in Puglia, Calabria, Molise, Campania e Basilicata. La passata di pomodori bio (420 g), raccolti nel foggiano, si trova anche in vendita in alcuni portali online a un prezzo variabile tra 1,75 e 1,90 euro. I pelati bio costano 1,15 a barattolo (400 g). Sul sito del progetto non viene indicato il margine di guadagno per i produttori, ma viene specificato che lo stesso progetto impiega braccianti extracomunitari selezionati principalmente all’interno di ghetti e baraccopoli sottratti alla malavita e al ricatto dei caporali. A loro sono stati garantiti alloggi dignitosi e contratti di lavoro regolari, spostamenti con mezzi di trasporto adeguati, visite mediche, dispositivi per la sicurezza sul lavoro e bagni chimici nei campi di raccolta. Queste lodevoli iniziative non bastano di certo ad “assolvere” la grande distribuzione organizzata dalle tante pratiche scorrette di cui si sono rese corresponsabili ai danni dei braccianti, come ad esempio le aste a doppio ribasso, o del fatto che sugli scaffali degli stessi supermercati vengono venduti prodotti che a giudicare dal prezzo c’è da immaginare non abbiamo avuto la stessa attenzione alla qualità della vita dei lavoratori, ma quantomeno si apre una breccia etica anche nei templi dell’acquisto compulsivo.