Fanno paura i focolai di Covid negli allevamenti di visoni di tutto il mondo

Olanda, prima, Danimarca e Spagna subito dopo. E ora Stati Uniti. Neglia allevamenti di visoni in tutto il mondo non si ferma l’epidemia di contagi Covid di questi piccoli animali, destinati a finire la loro vita di detenzione per le fabbriche di costose pellicce per gli esseri umani. E la loro capacità di ammalarsi fa paura dopo che è stata scoperta la capacità di infettare l’uomo.

L’emergenza ha ora attraversato l’oceano e due allevamenti dello Utah sono risultati positivi al test per SARS-CoV-2, il coronavirus che causa il COVID-19 negli esseri umani. Questi sono i primi casi confermati di virus nel visone negli Stati Uniti, secondo quanto riportato questa settimana dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA).

Cinque visoni sono risultati positivi al virus dopo che gli allevamenti hanno riportato un numero insolitamente alto di morti, secondo i funzionari dello stato dello Utah.

Nel 2018, 3,1 milioni di pelli di visone sono state prodotte negli Stati Uniti. Dopo il Wisconsin, lo Utah coltiva la maggior parte dei visoni, producendo 708.000 pelli all’anno, secondo i dati federali.

Rassicurante una nota interna del settore degli allevamenti di visone di cui è entrato in possesso il giornale ecologista Treehugger, “Le fattorie sono strutture biosicure e sono attualmente in quarantena. I protocolli di salute degli animali e dell’uomo vengono osservati e il rischio di diffusione ad altre aziende agricole è minimo. Si presume che il visone sia stato esposto a dipendenti infetti che potrebbero aver socializzato al di fuori dell’ambiente di lavoro “.

Una rassicurazione che lascia ben poco tranquilli se si considera che sono molte le strutture in cui si è diffuso il coronavirus in tutto il mondo e che nello Uta, secondo l’USDA, anche diverse persone nelle fattorie sono risultate positive al virus.

Serbatoio di Covid

“Gli allevamenti di visoni sono potenziali serbatoi del SARS-CoV-2 e vanno chiusi subito, mettendo la definitiva parola fine all’allevamento di animali, peraltro selvatici, al solo scopo di ricavarne pellicce. – dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free – Il Parlamento, anche per la tutela della Salute Pubblica, approvi gli emendamenti al Disegno di legge “Rilancio” proposti dalla LAV che, tra le misure di prevenzione delle diffusioni delle zoonosi, prevedono proprio il divieto di allevamento di animali selvatici”.

È estremamente preoccupante la diffusione del virus SARS-CoV-2 tra i visoni stabulati negli allevamenti intensivi di Olanda e Danimarca anche se per il momento, stando agli esiti dei primi accertamenti posti in essere dalle Autorità sanitarie nel nostro Paese, a seguito dell’istanza avanzata dalla LAV al ministero della Salute lo scorso 7 maggio, i visoni allevati in Italia (in 13 allevamenti tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo) sembrerebbero non presentare sintomi della malattia.

Il rischio di focolai di Covid invisibili

Quello che preoccupa, però, è che i visoni (esattamente come l’uomo) possono essere positivi anche se asintomatici e questo farebbe passare inosservato un focolaio negli allevamenti. In Italia, infatti, il “Protocollo Covid” definito dal ministero della Salute con la Circolare del 14 maggio 2020 (emanata anche a seguito della richiesta della LAV trasmessa una settimana prima) prevede diversi e progressivi livelli di monitoraggio dello stato di salute dei visoni presenti negli allevamenti italiani: il primo step è l’indagine epidemiologica per raccogliere informazioni sull’eventuale presenza di sintomi riferibili a infezione da SARS-CoV-2 (con particolare riguardo a quelli respiratori e gastroenterici) e all’aumento dei livelli di mortalità rispetto ai valori usualmente registrati in allevamento.

Solo in caso di presenza di sintomi ascrivibili all’infezione da SARS-CoV-2 (e dopo avere escluso altre patologie tipiche della specie come cimurro, enterite virale, polmonite emorragica da Pseudomonas aeruginosa, botulismo, etc.), gli allevamenti devono essere messi in isolamento e raccolti i campioni biologici per accertare la positività degli animali (tampone e test sierologici oppure, essendo i visoni animali selvatici e quindi difficilmente gestibili per svolgere i prelievi, campione di feci).

La maggior parte dei visoni oggi presenti negli allevamenti ha meno di un mese di vita (il ciclo di allevamento comincia con le nascite nel mese di maggio), di conseguenza i cuccioli beneficiano degli anticorpi trasmessi dalle madri. Ciò implica che potrebbero sviluppare i sintomi solo tra qualche tempo. Per questa ragione, in Olanda e Danimarca, le autorità sanitarie hanno disposto l’immediato abbattimento di centinaia di migliaia di visoni presenti nei rispettivi 17 e 2 allevamenti in cui sono stati individuati alcuni animali positivi al nuovo coronavirus.

Dove sono gli allevamenti di visoni in Italia

Gli allevamenti di visone sono presenti nelle regioni più duramente colpite dalla pandemia di Covid-19 come Lombardia e Veneto, ma anche in Emilia Romagna e un allevamento risulta ancora attivo anche in Abruzzo.

 

Mappatura allevamenti di visone in Italia
LOMBARDIA 7 BERGAMO 1
BRESCIA 2
CREMONA 4
VENETO 3 PADOVA 2
VENEZIA 1
EMILIA ROMAGNA 2 FORLI’ CESENA 1
RAVENNA 1
ABRUZZO 1 L’AQUILA 1

Fonte: Lav