Troppe informazioni in etichetta fanno male. La politica dello struzzo che viene da lontano

Venerdì 7 agosto è comparsa sul Venerdì di Repubblica un’intervista che non può essere sfuggita ai lettori del Salvagente. A finire sulle pagine del settimanale, Cass Sunstein, Consigliere all’epoca della presidenza Obama e docente alla Harward Law School. Persona importante, insomma e di peso nel giro della politica che conta, il quale, sia pure in modo ironico, si rammarica dell’eccesso di informazioni che sono fruibili in generale e si sofferma nello specifico sugli aspetti comportamentali che vanno a incidere sul comparto economico agro-alimentare.

Volendo semplificare quanto afferma Sunstein: sapere troppo su cosa mangiamo porterebbe ai consumatori ad avere più danni che benefici specialmente per gli aspetti macroeconomici e le ricadute del settore agro-alimentare. In altre parole, Sunstein sembra consigliare di riportare le lancette della storia indietro di qualche decade, quando conoscere la data di scadenza appariva essere un passo avanti non da poco rispetto al “fidati, mangia tutto che ti fa bene”. I problemi di salute derivanti dalla pandemia di obesità, dalla diffusione di patologie degenerative che spesso sono associate al troppo colesterolo, ai troppi grassi saturi, ai troppi zuccheri semplici etc., sono scientificamente evidenti e provati, ma ci chiediamo se è giusto informare sempre al meglio i consumatori perché acquistino, come si dice, in scienza e coscienza oppure è preferibile adottare una sana “ignoranza” scientifica?

“Chi va nelle sale cinematografiche desidera godersi la serata, non vuole pensare che sta diventando grasso per colpa dei pop corn. A leggere queste etichette – rovinandosi il piacere di sgranocchiare – sono soprattutto coloro che non sono a rischio obesità e che non hanno problemi di autocontrollo col cibo. Chi li ha, invece, per non permettere che io “gli rovini i popcorn”, ignorerà l’etichetta. Insomma, un risultato negativo in entrambi i casi. I governi dovrebbero fare valutazioni su costi e benefici delle informazioni obbligatorie”

Cass Sunstein, intervista al Venerdì di Repubblica

7 agosto 2020

La questione posta non è da poco, si tratta di decidere chi è il driver del settore agro-alimentare ovvero chi ci guida: deve essere l’economia di settore oppure la componente medico-salutistica che tratta l’alimentazione?

Secondo quanto afferma Sunstein la conoscenza non ha portato e non porta ad un cambio comportamentale tale da giustificare l’accesso a ulteriori informazioni, ovvero chi ama le bevande gasate e ultra-zuccherate non si spaventa da quanto detto in etichetta e chi conosce i danni che ricava da un loro abuso non ha bisogno di altre informazioni a supporto per continuare a rifiutarle. Paradossalmente, è come fare un salto storico fino al periodo pre-Gutenberg quando sapere o non sapere non incideva e il potere era nelle mani di chi conosceva i testi latini di difficile accesso e la fonte della conoscenza era tale perché ad essa si abbeveravano gli ignoranti.

Attualizzando il concetto tanto caro a Sunstein, aiutiamo il settore produttivo agro-alimentare a crescere ulteriormente non spaventando i consumatori con un eccesso di informazioni talvolta non facili da comprendere oppure evitiamo di confonderli troppo. È una decisione da prendere che non è da poco da tanti punti di vista.

“Cosa non la convince nel segnalare la presenza di Ogm in etichetta?”

“È un esempio di come la semplice scelta di informare, anche al di là del contenuto dell’informazione, possa suonare allarmante per i consumatori, che quindi si astengono dall’acquistare un prodotto. Non ci sono, a oggi, prove scientifiche certe della nocività degli Ogm.

Cass Sunstein, intervista al Venerdì di Repubblica

7 agosto 2020

La tendenza attuale sembra quella di adottare il comportamento dello “struzzo sotto la sabbia” oppure di non nominare il Lord Voldemort di Harry Potter così il non sapere equivale a non farci del male. Se i consumatori, avessero meno conoscenze probabilmente non starebbero meglio in termini di salute e il piacere puramente sensoriale del nutrirsi sarebbe favorito in barba a tanti aspetti nutrizionali, di sicurezza o di tracciabilità del cibo.

L’altro piatto della bilancia ci dice che se i consumatori sono informati in modo corretto e chiaro, può accadere che qualcuno rifletta sull’acquisto e sull’importanza che può avere per la sua salute. Storicamente va notato che la tendenza a contenere in basso il livello di informazione si fa strada poco prima o durante dei momenti poco luminosi della storia dell’umanità e torna in auge il principio che il vero potere economico e socio-politico è quello di avere e gestire le informazioni riguardo un certo settore e nello specifico quello strategico agro-alimentare.