Il Relatore Onu: “Basta esportare pesticidi vietati nei paesi più poveri”

Porre fine alla pratica “deplorevole” di esportare prodotti chimici tossici e pesticidi vietati verso le nazioni più povere che non dispongono di “la capacità di controllare i rischi”. È l’auspicio di Baskut Tuncak, Relatore speciale all’Alto commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani, sulle sostanze e sui rifiuti pericolosi, che nei giorni scorsi ha di fatto valorizzato le richieste di diverse Ong europee, Foodwatch, Unearthed e Public Eye in primis, che da tempo chiedono agli Stati con una legislazione più restrittiva, come l’Europa, di non esportare verso nazioni più povere pesticidi dichiarati illegali nel proprio paese di origine.

Tuncak ha rivelato che almeno 30 paesi l’anno scorso hanno spedito sostanze in America Latina, Africa e Asia a cui è stato vietato l’uso sul proprio suolo al fine di proteggere la salute umana o l’ambiente. I principali paesi esportatori di queste molecole sono Danimarca, Germania, Regno Unito e Svizzera. Il Relatore speciale ha dichiarato – in una dichiarazione approvata da 35 dei suoi colleghi esperti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite – che le nazioni più ricche spesso creano “doppi standard” che consentono il commercio e l’uso di prodotti chimici vietati in parti del mondo in cui le normative sono meno rigide.

La presa di posizione di Tuncak arriva dopo che un’indagine di Unearthed e della Ong svizzera Public Eye all’inizio di quest’anno ha rivelato che i cinque maggiori produttori di pesticidi al mondo – tutti con sede in Europa o negli Stati Uniti – stavano producendo più di un terzo dei loro principali ricavi dalla vendita di pesticidi altamente pericolosi (HHP) che in gran parte avviene in Brasile e l’India.