Il Relatore alle Nazioni Unite sui diritti umani al Salvagente: “È vero, nessuno può dirsi al riparo dai pesticidi”

L’inchiesta del Salvagente, in collaborazione con A Sud che ha rivelato come il glifosato sia presente nell’organismo di 14 donne incinte romane, continua a far discutere. Sul web, naturalmente, dove migliaia di persone hanno commentato e condiviso i nostri articoli. Ma non solo. Anche al di fuori dei confini italiani la notizia che nessuno possa dirsi al sicuro da questo pesticida ha prodotto reazioni.

Baskut Tuncak, Relatore Speciale all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani, sulle sostanze e sui rifiuti pericolosi

A leggere l’inchiesta del Salvagente e a reagire immediatamente è stato, per esempio, Baskut Tuncak, Relatore Speciale all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani, sulle sostanze e sui rifiuti pericolosi. Tra i molti campi di cui si interessa il suo ufficio c’è la protezione dei bambini, dei lavoratori e altri gruppi vulnerabili dai rischi derivanti dall’esposizione alle sostanze tossiche, compreso l’inquinamento dell’aria e altre fonti di contaminazione.

E il suo primo commento è netto: “I risultati suscitano stupore e sono fonte di considerevole preoccupazione in tema di diritti dei bambini e delle donne”, ci dice.

Perché, dottor Tuncak?

Si tratta di un’ulteriore prova del fatto che nessuno può dirsi al riparo dai rischi derivanti dall’esposizione ai pesticidi, compresi i bambini nel corso degli stadi fondamentali del loro sviluppo. L’esposizione ai pesticidi può avvenire attraverso il cibo, l’acqua, l’aria, il contatto diretto con i pesticidi o attraverso il grembo o il latte materno. Le incertezze riguardanti l’impatto del glifosato sulla salute dell’uomo, specialmente sui bambini in fase di sviluppo, richiedono l’esercizio di maggiore precauzione sia da parte degli Stati che delle imprese.

E i dubbi sull’impatto sui bambini sono pesanti…

In generale, gli orientamenti emergenti nella ricerca rivelano che l’esposizione ai pesticidi, anche a bassi livelli, per esempio attraverso i residui sul cibo, può seriamente nuocere alla salute dei bambini, danneggiare la loro crescita fisica e psicologica e, in ultima analisi,

“Dati recenti suggeriscono che l’esposizione ai pesticidi di donne incinta aumenta il rischio durante l’infanzia di leucemia e di altri tumori, di autismo e di malattie respiratorie”

essere fonte di una vita contraddistinta da malattie e disordini. Dati recenti suggeriscono che l’esposizione ai pesticidi di donne incinta aumenta il rischio durante l’infanzia di leucemia e di altri tumori, di autismo e di malattie respiratorie. I pesticidi possono anche essere trasmessi attraverso l’allattamento. Ciò è motivo di particolare preoccupazione dato che, per molti bambini, la cui struttura fisica non è ancora sviluppata in maniera da potersi adeguatamente difendere contro sostanze chimiche pericolose, il latte materno rappresenta l’unica fonte di alimentazione.

Sul glifosato si gioca oramai una battaglia mondiale dall’alto valore simbolico. Un tema che intreccia anche i rapporti tra scienza e business. Gli esempi delle diverse e contrastanti interpretazioni degli studi sugli effetti di questa sostanza sulla salute sono illuminanti, così come i casi di clamorosi conflitti di interessi delle autorità regolatorie documentati dalla stampa internazionale.

Sì, esiste un serio problema di conflitto di interessi tra politica e industria dei pesticidi.

“Esiste un serio conflitto di interessi tra politica e industria dei pesticidi (…) L’industria dei pesticidi ha impedito riforme e ha bloccato l’introduzione di restrizioni all’uso di tali prodotti in diversi Paesi e a livello globale”

È un problema a livello nazionale, regionale e, sfortunatamente, a livello globale. L’oligopolio dell’industria chimica ha un potere enorme.L’industria dei pesticidi ha impedito riforme e ha bloccato l’introduzione di restrizioni all’uso di tali prodotti in diversi Paesi e a livello globale. Un esempio recente è costituito dagli sforzi impiegati al fine di continuare a garantire l’uso del glifosato nonostante i seri dubbi circa la sua cancerogenicità, ma anche dai tentativi di impedire l’introduzione di restrizioni all’uso dei pesticidi per proteggere gli impollinatori necessari alla produzione di cibo e alla protezione della salute mentale dei bambini dal clorpirifos.

A proposito di casi simbolici non si può non pensare al recentissimo documento che ha firmato assieme a Hilal Elver sui pesticidi. Un rapporto che fornisce numeri e dati inquietanti sull’impatto dei pesticidi.

Il rapporto che la Relatrice speciale sul diritto all’alimentazione ha presentato al Consiglio dei diritti umani dell’Onu a marzo 2017 restituisce in maniera dettagliata alcuni dati sorprendenti relativi all’impatto dei pesticidi. Il rapporto fornisce un resoconto chiaro circa l’uso dei pesticidi in agricoltura su scala mondiale e il loro impatto sui diritti umani; le conseguenze negative che i pesticidi hanno avuto sulla salute dell’uomo, l’ambiente e la società, che non si conoscono appieno o che restano nell’ombra a causa della maggiore attenzione dedicata alla questione della “sicurezza alimentare”; e il sistema dei diritti umani e di diritto ambientale il cui obiettivo è quello di proteggere gli agricoltori, i consumatori e i gruppi vulnerabili.

“La difficoltà è individuare le possibili conseguenze negative di un singolo pesticida, dal momento che spesso siamo esposti a molteplici pesticidi contemporaneamente”

Va sottolineato, tuttavia, che si tratta di una stima al ribasso. A causa della difficoltà di individuare le possibili conseguenze negative di un singolo pesticida, dal momento che spesso siamo esposti a molteplici pesticidi contemporaneamente, a livelli diversi e durante diversi periodi di sensibilità, l’impatto, nel migliore dei casi, può soltanto essere stimato. Ciò comporta ovviamente un’enorme difficoltà per le vittime che possono sviluppare malattie o disabilità dovute ai pesticidi senza, tuttavia, poter avere il modo di identificare chi debba essere considerato responsabile e per cosa.

Nel rapporto smentite che l’uso (o sarebbe meglio dire l’abuso) di pesticidi possa essere utile a un’agricoltura che serve ad accontentare esigenze crescenti di cibo nel mondo. Può spiegarci meglio?

Sebbene la produzione di cibo sia aumentata grazie all’uso dei prodotti agrochimici, la sostenibilità del loro impiego è più che discutibile. Allo stesso modo, l’aumento della produzione di cibo non ha permesso di eliminare la fame nel mondo. L’attuale utilizzo di pesticidi pericolosi è una soluzione a breve termine che mina il diritto all’alimentazione e alla salute delle generazioni presenti e future.

“L’affermazione che l’uso dei pesticidi è necessario a garantire la sicurezza alimentare non solo non è accurata, ma pericolosamente ingannevole. In linea di principio, esiste cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale”

L’affermazione che l’uso dei pesticidi è necessario a garantire la sicurezza alimentare non solo non è accurata, ma pericolosamente ingannevole. In linea di principio, esiste cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale. L’esistenza di meccanismi ingiusti nei sistemi di produzione e di distribuzione ne impedisce l’accesso a coloro che ne hanno bisogno. È possibile produrre cibo più salubre e nutriente senza pesticidi o con un utilizzo minimo di tali prodotti, con vantaggi maggiori sul lungo periodo, senza produrre inquinamento ed esaurire le risorse ambientali.

La soluzione risiede in un approccio globale al diritto all’alimentazione che includa l’eliminazione graduale dei pesticidi e l’effettiva applicazione di un quadro normativo fondato sui diritti umani, nonché l’avvio di una transizione verso un’agricoltura sostenibile, come l’agroecologia, che tenga conto delle sfide poste dalla scarsità di risorse e dal cambiamento climatico.

Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale per evitare danni irreversibili e ridurre quelli che avete documentato?

C’è bisogno che la comunità internazionale elabori un trattato che permetta di eliminare gradualmente la dipendenza dai pesticidi in favore dell’adozione di prodotti alternativi più sicuri. Per una serie di motivi, un approccio a tale questione limitato in ambito nazionale o regionale, non permette di evitare che le conseguenze negative dell’uso dei pesticidi possano riprodursi altrove a danno dei più vulnerabili. È necessario un approccio globale che incentivi lo sviluppo e l’adozione di prodotti alternativi sicuri. E perché ciò possa essere realizzato, c’è bisogno di tempo.

Per quanto riguarda il breve periodo, il rapporto contiene una serie di conclusioni e raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati che consentirebbero oggi l’avvio di una transizione verso l’eliminazione graduale dei pesticidi in favore di una catena alimentare più sicura e salubre.

I Paesi in via di sviluppo che oggi importano pesticidi vietati nei paesi di produzione, dovrebbero adottare analoghi divieti ed eliminare così doppi standard e pratiche discriminatorie.

I Paesi in via di sviluppo che oggi importano pesticidi vietati nei paesi di produzione, dovrebbero adottare analoghi divieti ed eliminare così doppi standard e pratiche discriminatorie. A loro volta, attraverso gli aiuti allo sviluppo, i Paesi industrializzati dovrebbero sostenere i Paesi in via di sviluppo, nell’individuazione e nell’adozione di prodotti alternativi sicuri. In materia, sono in corso alcune iniziative ma c’è bisogno di fare di più.

Insieme al Relatore Speciale sul diritto all’alimentazione, raccomandiamo inoltre a tutti gli Stati di effettuare valutazioni del rischio indipendenti ed imparziali e di stabilire procedure di registrazione dei pesticidi, con requisiti completi di informativa a carico dei produttori; di considerare l’adozione, prima di tutto, di prodotti alternativi privi di sostanze chimiche e di permettere soltanto l’uso di quei prodotti chimici registrati, nei casi di dimostrata necessità del loro utilizzo.

“Si potrebbe considerare l’introduzione di tasse sull’uso dei pesticidi e dazi sulle importazioni”

È anche importante incentivare gli agricoltori a utilizzare pratiche agroecologiche, come, per esempio, sussidi che promuovano l’utilizzo di prodotti alternativi sicuri. Si potrebbe, infine, considerare l’introduzione di tasse sull’uso dei pesticidi e dazi sulle importazioni.