Voucher, Antitrust indaga su Alitalia e Volotea. Assoviaggi: “Impossibile rimborsare”

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Dopo le tantissime lamentele da parte dei consumatori e gli avvertimenti e l’istruttoria di Enac, anche l’Antitrust scende in campo contro la cattiva abitudine delle compagnie in queste settimane e avvia procedimenti istruttori e due sub-procedimenti cautelari nei confronti di Alitalia e Volotea. Oggetto dei procedimenti è la vendita di biglietti che sono stati in seguito cancellati dai due vettori a causa del Covid-19, pur trattandosi di servizi da svolgere in un periodo nel quale non sarebbero stati vigenti i limiti di circolazione stabiliti dai provvedimenti governativi. “Entrambe le compagnie”, si legge in una nota dell’Autorità, “hanno offerto l’erogazione di un voucher in luogo del rimborso del prezzo del biglietto già pagato dai consumatori”. Inoltre, secondo l’Antitrust, sia Alitalia che Volotea non hanno fornito un’adeguata informazione ai consumatori quanto ai diritti spettanti in caso di cancellazioni. Alle compagnie è stato infine contestato di aver predisposto un servizio di assistenza carente sui tempi di attesa e e sui canali di comunicazione messi a disposizione dei passeggeri.

La risposta delle associazioni di settore

E se i consumatori possono provare un certo sollievo nel vedere che qualcosa si muove, di tutt’altro parere sono le associazioni di settore, che ora temano venga messo in discussione quanto affermato dal decreto Cura Italia riguardo la libertà di dare voucher invece di rimborsi. Aidit, Assoviaggi, Astoi e Fto, spiegano in una nota che si aspettano che “il governo difenda strenuamente e, soprattutto, pubblicamente la propria posizione, provvedendo a rendere i voucher strumenti maggiormente flessibili, ma non mettendo minimamente in discussione il principio sul quale si fonda la norma”. Secondo le associazioni, “Un eventuale ripensamento vorrebbe dire condannare a morte sicura migliaia di imprese, la perdita dell’occupazione per milioni di lavoratori e non garantire affatto i diritti dei consumatori che, una volta fallite le aziende, non avranno più né voucher né rimborsi”. I Tour Operator e le agenzie di viaggio hanno già spontaneamente adottato forme di flessibilità dello strumento, allungando la sua validità a 18 mesi e rendendolo rimborsabile al termine del periodo ove non fruito. Ma il problema è che, soprattutto in tempi di crisi economica, dover rinunciare ai soldi di un volo sfumato, per un voucher che non si sa se e quando potrà essere usato, e che non può essere ceduto a terzi, è inaccettabile.

Gli interessi dei vettori contro quelli dei consumatori

È probabilmente vero, come dicono le associazioni che “Allo stato attuale sarebbe quindi impossibile per le aziende del turismo poter far fronte a richieste di restituzione di milioni di euro relativi al costo di pacchetti annullati, avendo cessato ogni produzione sin da metà febbraio e avendo, nella maggior parte dei casi, già provveduto a pagare i servizi richiesti dai viaggiatori ai fornitori, che sono per lo più esteri”. Ma proprio per questo, al governo dovrebbero essere lanciati appelli per un sostegno più robusto, invece che un appello a mantenere un privilegio a danno del consumatore.

“Se le associazioni di categoria vogliono suicidarsi sono libere di farlo, ma il Governo dovrebbe evitare di aiutarle, prendendo atto che non si salva il turismo e non si costruisce nulla sulla base di una norma illegittima” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ai tour operator il Governo deve dare contributi a fondo perduto per aiutarle a rimborsare i consumatori. Non è chiedendo alla famiglie di sostituirsi allo Stato per finanziare le imprese in difficoltà, dalle compagnie aeree ai tour operator, fino agli organizzatori di concerti, che i settori in difficoltà potranno risollevarsi, dato che il loro problema è la domanda debole. Non è privandoli dei loro sacrosanti diritti che si invogliano i clienti a tornare a spendere e a viaggiare” conclude Dona.