Metà carne e metà… Test sulle cotolette di pollo

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La cotoletta di carne a tavola mette tutti d’accordo, grandi e piccoli. Che sia amatissima dai bambini è risaputo. D’altronde la panatura o la eventuale frittura rende tutto più gustoso. Di vitello o di pollo, è un must insieme all’hamburger di carne tra i secondi offerti per i più piccoli nei ristoranti nei cosiddetti “Menu bambino” spesso composti da pasta al pomodoro e cotoletta con patatine. L’offerta abbonda anche tra gli scaffali di negozi e supermercati dove una delle versioni più diffuse è la cotoletta di pollo e su questo ci siamo voluti concentrare confrontando 8 tra i prodotti più diffusi. Tra questi Aia, Amadori, Bontallegri, Conad, Coop, Del Campo, Eurospin e Fileni.

Metà carne e metà…

Quello che abbiamo scoperto è che questi prodotti, pur avendo la forma di una cotoletta ottenuta da un filetto di pollo, contengono, se va bene, solo la metà di carne.
Il resto? È panatura. Quest’ultima è una componente importante nella lista degli ingredienti dove troviamo anche altri elementi come l’acqua, gli amidi, le fibre vegetali e i grassi vegetali come l’olio di girasole. Insomma, non è solo carne di pollo e pangrattato come potrebbe far pensare una preparazione casalinga.

Ci spiega Andre Vania, pediatra esperto di nutrizione infantile già presidente del Gruppo europeo Obesità pediatrica (Ecog): “Solitamente la cotoletta è inserita a casa nel pasto della sera. Se usiamo prodotti dell’industria alimentare dobbiamo essere consapevoli che di base contengono una quantità di carboidrati e di grassi e quindi è essenziale leggere le etichette e bilanciare tutto il pasto, ad esempio evitando di preparare un primo piatto. Inoltre è fondamentale preferire una cottura in casa più sana possibile come in forno o in padella antiaderente, considerando che spesso si tratta di prodotti prefritti”.

Sale ed esaltatori di sapidità

Ma non è solo la croccantezza della panatura a rendere questi prodotti appetitosi. Nella lista degli ingredienti abbiamo incontrato sale, aromi e spezie come la paprica, la curcuma e il pepe. La quantità di sale è il primo elemento a cui prestare attenzione ma secondo il professor Vania anche la presenza degli esaltatori di gusto è da valutare: “Le assunzioni giornaliere di sodio adeguate per bambini tra 4 e 6 anni sono di 1,3 g (3,25 g di sale). Anche in riferimento al sale, è bene inserire questi pasti nel contesto nutrizionale giornaliero. Per quanto riguarda spezie e aromi, questi rendono il prodotto più accattivante in termini di sapore e ciò può essere un limite in termini di educazione al gusto… il petto di pollo panato della mamma non potrà mai competere!”
Sulla base di queste premesse, a tavola il rischio è di fare il pieno di calorie, grassi e carboidrati. “Il problema – avverte Vania – è l’abbinamento di questo tipo di pietanze con una pasta al pomodoro o delle patatine fritte, o peggio entrambe, ottenendo una errata distribuzione delle calorie e un pasto sproporzionato con ben tre componenti di carboidrati”.