Mascherine, ecco perché possono costare meno di 1 euro

In tanti lo invocano, ma il governo, o meglio il commissario straordinario Domenico Arcuri, “nicchia” sul prezzo calmierato delle mascherine chirurgiche. Una decisione importante che servirebbe a tagliare le unghie della speculazione, in un momento nel quale indossare una protezione facciale in pubblico diventerà di fatto obbligatoria.

La Spagna, la Coop e Federfarma Napoli

Nel frattempo c’è chi da giorni ha deciso: la Spagna ha deciso di fissare il prezzo delle chirurgiche a 96 centesimi, Iva compresa. Un prezzo che, come spiega il ministero della Salute di Madrid, “sarà rivisto con la periodicità richiesta dalla sorveglianza dei prezzi di mercato”. In attesa che, come timidamente annunciato, anche l’Italia prenda una decisione analoga, sul territorio nazionale le iniziative non mancano.

Coop vende le mascherine chirurgiche a 80 centesimi, Federfarma Napoli, presso le farmacie in città e provincia, i cittadini da oggi venerdì 24 aprile troveranno le mascherine chirurgiche al prezzo di 1,30 euro (in città il prezzo variava tra 1,5 e 2 euro) e le mascherine modello FFP2/Kn95 al prezzo di €4,90 (a fronte di un prezzo che oscilla tra i 6 e gli 8 euro). “Abbiamo acquistato alcune centinaia di migliaia di mascherine – spiega Michele Di Iorio, presidente di Federfarma Napoli – così da riuscire ad ottenere un prezzo migliore sul mercato; una sorta di Gruppo di acquisto solidale, il cui beneficio ricadrà sulla cittadinanza, considerato anche che Federfarma Napoli si è fatta carico di parte del costo d’acquisto”.

A Roma, in alcuni punti vendita (non solo farmacie), le abbiamo acquistate a 1 euro e in base alle segnalazioni dei nostri lettori, in tutto il territorio nazionale, si va dagli 80 centesimi ai 2,50 euro per una semplice chirurgica.

Importatori fermi in attesa del prezzo “giusto”

“Apprezziamo l’iniziativa di Napoli ma dobbiamo puntare ad un prezzo omogeneo e calmierato su tutto il territorio nazionale“, spiegano al Salvagente da Federfarma che da tempo ha chiesto il prezzo calmierato nazionale, l’abbassamento al 4% e ha lanciato l’allarme sull’approvvigionamento: “Abbiamo richiesto al commissario Arcuri l’indicazione di un prezzo imposto. Purtroppo alle dichiarazioni del Commissario non è seguito alcun tempestivo provvedimento concreto: in questo modo grossisti e importatori si guardano bene dall’approvvigionarsi di scorte in assenza di prezzi di riferimento, così determinando un’ulteriore carenza dei dispositivi, che era, invece, in via di risoluzione”.

Margini di ricarico e alterazione del mercato

Cosa sta succedendo? Chi acquista all’estero “aspetta” di sapere se (e a quanto) verrà fissato il prezzo di vendita finale delle mascherine in modo tale da intavolare la trattativa con i produttori. È chiaro che esistono due margini di ricarico: quello applicato dall’importatore o grossista al prezzo di acquisto del produttore e quello del dettagliante sul prezzo all’ingrosso. L’esperienza di questi giorni nazionale (vedi Coop) che europea (vedi la Spagna) insegnano che si può scendere sotto l’euro. E allora cosa aspetta il governo (o meglio il commissario Arcuri) a fissare un prezzo massimo di vendita per le chirurgiche? Il 4 maggio è dietro l’angolo.