Affari con i clan, sequestro da 70 milioni per l’azienda vinicola Mezzacorona

L’azienda vinicola trentina Mezzacorona, che produce tra gli altri il vino siciliano “Feudo Arancio” finisce al centro dell’azione investigativa della Guardia di finanza: 900 ettari di vigneti e altri beni sequestrati per il valore di 70 milioni. L’accusa è quella di riciclaggio di denaro sporco, proveniente dalle casse di Cosa Nostra. Secondo gli inquirenti, fra il 2001 e il 2003 hanno acquistato i vigneti, tra Agrigento e Ragusa, appartenuti in precedenza ai cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori siciliani ritenuti al servizio delle cosche, e secondo il pentito Buscetta effettivamente “uomini d’onore”. Quattro le persone sono indagate per riciclaggio, con l’aggravante di mafia: Fabio Rizzoli, ex amministratore delegato di Mezzacorona ; Luca Rigotti, presidente del consiglio di amministrazione; Gian Luigi Caradonna e Giuseppe Maragioglio, che gestivano le società proprietarie dei beni dei Salvo.

Il Gip Marco La Ganga motiva l’azione: “Gli indagati  hanno acquisito con denaro contante beni immobili in Sicilia pervenuti ai venditori attraverso il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso commesso dai propri danti causa”. Come riporta Repubblica, da alcune audizioni era emerso che il via libera all’operazione era arrivato dal carcere, dove era detenuto Gaetano Sangiorgi, genero di Nino Salvo, “condannato per i suoi rapporti con i vertici di Cosa nostra e soprattutto perché ritenuto la talpa che consentì ai boss di uccidere Ignazio Salvo”.

Mezzacorona con una nota pubblica ha respinto “con forza gli addebiti e ribadisce la totale estraneità del Gruppo a collegamenti e attività mafiose in Sicilia. Abbiamo sempre agito correttamente e seriamente”.
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