Se il semaforo impazzisce: disco verde alla Red Bull e stop al succo bio

Il disco rosso – almeno per il momento – è arrivato proprio al semaforo degli alimenti: la Commissione europea uscente non ha presentato il rapporto sulla nuova etichettatura e la discussione, prevista in origine per fine marzo e che vede il Nutri-Score, la proposta francese di etichettatura fronte-pacco, in pole position, è stata rinviata. La palla è passata alla nuova commissaria alla Salute, Stella Kyriakiders, che nei prossimi mesi dovrà pubblicare il fatidico rapporto sul tema che viene rinviato esattamente dal dicembre 2017 quando Bruxelles avrebbe dovuto prendere una decisione. La risposta italiana non si è fatta attendere e il governo in questi giorni ha notificato alla Commissione la propria proposta, il Nutrinform, un sistema a batteria in cui si indica la quoantità di calorie, zuccheri, sale, grassi e satui contenuti in una porzione di prodotto (e non in 100 g) e la relativa percentuale rispetto al fabbisogno quotidiano.

Nestlé e Danone applicano già il “semaforo”

Nel frattempo però l’algoritmo francese definito dal nutrizionista Serge Hercberg, che intervistiamo nel nuovo numero in edicola (clicca qui per acquistare la versione digitale) nel quale c’è un lungo approfondimento sui sistemai di etichettatura nutrizionali, che boccia gli alimenti troppo grassi, salati e zuccherati con un colore rosso e una lettera E e viceversa promuove col verde e una lettera A associata i prodotti ricchi di proteine, fibre, frutta e verdura, è stato già scelto da cinque paesi comunitari Francia, Spagna (anche se ci sono dei ripensamenti dentro al nuovo governo Sanchez), Germania, Belgio, Paesi Bassi. Piace molto anche alle multinazionali come Nestlé e Danone che, prima di aspettare una decisione europea, l’hanno adottato sulle loro confezioni.

Nel nuovo numero in edicola il nostro dossier sui sistemi di etichettatura nutrizionali dal Nutri-Score al Nutrinform

In Italia il Nutri-Score non piace e il fronte dei
contrari, da Federalimentare a Filiera Italia,
dalla Coldiretti ad alcune associazioni dei consumatori
fino alla politica (tutta), ha spinto per
una proposta alternativa, ovvero il modello a batteria. Il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova è stata molto netta – “I bollini rossi non ci piacciono” – così come il collega della Salute Roberto Speranza – “Penalizza l’extravergine e promuove l’olio di colza”, e in ballo ci sono interessi molto grandi: “Il meccanismo del Nutriscore – ha spiegato il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio – metterebbe sullo stesso piano alimenti molto diversi, a discapito delle eccellenze della dieta mediterranea, celebrata in tutto il mondo come la più sana. Ne farebbero le spese prodotti determinanti quali l’olio extravergine, il parmigiano e il prosciutto crudo”.
In difesa del Nutri-Score sono scesi in campo cinque scienziati – Paolo Vineis, Elio Riboli, Walter Ricciardi, Mauro Serafini e Silvio Garattini – che hanno firmato un articolo a favore del “semaforo” francese: “Aiuta i consumatori a scegliere e incoraggia i produttori a riformulare la composizione nutrizionale degli alimenti che producono, riducendo il contenuto in sale, zucchero e grassi”.

E sui formaggi i francesi… fanno eccezione

Di sicuro non si può dire che sia un sistema “anti-italiano” come certa propaganda ha voluto lasciar intendere: se l’extravergine resta C – giallo – il burro, il grasso da cucina per eccellenza in Francia, si aggiudica il disco rosso e la lettera E. Stessa sorte per i formaggi: il brie e il parmigiano hanno la stessa valutazione (arancione, D), anche se il primo ha la metà delle proteine (19 g/100 g) del secondo (32 g). E proprio sui formaggi qualcosa non torna: per evitare che brie e camembert finissero “rossi” l’algoritmo è stato “aggiustato”. In sostanza, con la scusa che i formaggi contengono molto calcio, un micronutriente raccomandato dai nutrizionisti, il giudizio è stato ammorbidito. Peccato che il Nutri-score non contempli il calcio tra gli elementi positivi e che lo stesso meccanismo premiale non valga per l’extravergine ricco di polifenoli, micronutrienti altrettanto raccomandati.

La Red Bull sì, il succo di pesca bio No

Le contraddizioni poi non mancano. L’algoritmo boccia lo zucchero ma non è altrettanto severo con edulcoranti-dolcificanti (dal ciclammato di sodio all’acesulfame k fino all’aspartame). Senza considerare il carico di taurina e caffeina nell’energy drink. Ecco alcuni giudizi discutibili che affibia il Nutri-Score:

Per tutte le altre informazioni rimandiamo al dossier contenuto nel nuovo numero in edicola (qui per la copia digitale).