Corte dei conti Ue: la politica agricola europea non può incentivare chi usa i pesticidi

La politica agricola europea (Pac) non può penalizzare la produzione biologica e quella che fa un uso ridotto di sostanze chimiche. La raccomandazione arriva dalla Corte dei conti europei, secondo cui se vuole cambiare davvero passo nella riduzione dei pesticidi l’Ue dovrebbe inserire la lotta integrata ai parassiti come condizione per gli aiuti Pac, e fornire agli agricoltori assistenza a tutti i livelli per usare alternative. Nel rapporto sul quadro legislativo Ue sui pesticidi. La relazione evidenzia progressi per promuovere l’uso sostenibile di tali prodotti, ma anche la mancanza punti molto critici: non sono chiari i “principi generali di difesa integrata o come le autorità debbano verificarne il rispetto”, inoltre, “poche le misure che incoraggiano gli agricoltori a ricorrere a metodi non chimici o alternativi”. La Corte ha chiesto che la Pac promuova in modo più deciso la difesa integrata dei raccolti e l’agricoltura biologica. Per febbraio è attesa la presentazione della strategia per la biodiversità dell’Ue.

Wwf: in Italia premiata più l’agricoltura integrata che il bio

Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura & Biodiversità per WWF Italia, commenta così la posizione della Corte dei conti così: “Come coalazione Cambiamo agricoltura, che riunisce 11 associazione ambientaliste e dell’agricoltura biologica noi abbiamo da tempo denunciato l’inadeguatezza della Pac per come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, e il fatto che la riforma oggetto del negoziato resti debole rispetto alla funzione che dovrebbe avere in termini di spinta verso una transizione ecologica dell’agricoltura reale e non formale”.  Ferroni spiega qual è il problema principale: “In Italia abbiamo il dato paradossale che emerge dall’analisi realizzata dalla Rete rurale nazionale come oggi i fondi pubblici della Pac vadano a premiare maggiormente gli agricoltori che fanno convenzionale o difesa integrale rispetto a quelli che fanno agricoltura biologica”. La ragione sta nel fatto che l’agricoltura biologica include il divieto di tutta una serie di pratiche, la prima fra tutte l’uso di prodotti chimici di sintesi, ma ad esempio rende obbligatoria la pratica delle rotazioni. “Per gli stessi vincoli- continua Ferroni – paradossalmente, chi pratica l’agricoltura integrata, riceve dei premi aggiuntivi. Questo perché chi fa difesa integrata può attingere a finanziamenti specifici per le singole azioni che mette in campo per applicare i disciplinari per la difesa volontaria, mentre invece il biologico riceve un premio unico a ettaro che include già tutti i vincoli”.

Cosa fare per invertire la rotta

Secondo il responsabile Agricoltura & Biodiversità per WWF Italia, “la prima cosa da fare è introdurre una regola, all’interno della Pac, che dica chiaramente che i pagamenti con i fondi pubblici devono essere proporzionati agli impegni reali ed effettivi che gli agricoltori mettono in campo. La difesa integrata non può essere premiata più dell’agricoltura biologica. Chiediamo da tempo che nella difesa integrata venga vietato il diserbo chimico. Oggi il paradosso che la fa viene premiati con i soldi pubblici per usare il glifosato”.