Bonus latte artificiale, il rischio che si riveli un incentivo contro l’allattamento materno

Sta sollevando molte polemiche la decisione del Governo di inserire in manovra un bonus annuo di 400 euro per l’acquisto di latte artificiale per i neonati. L’emendamento, a firma 5 stelle, è stato approvato in commissione Bilancio del Senato, ma ha fatto alzare gli scudi a chi sostiene che si rischia così di creare un deterrente contro l’allattamento al seno, riconosciuto anche dall’Organizzazione mondiale della sanità come il metodo migliore e più salutare per nutrire il neonato.

La lettera di Ibfan

Tra chi si è schierato contro il bonus, c’è Ibfan Italia, associazione senza fini di lucro composta da tutti i gruppi e i singoli sostenitori dell’International Baby Food Action Network con l’obiettivo di far avvenire miglioramenti duraturi nelle pratiche alimentari di neonati e bambini, che condivide le posizioni espresse dall’Associazione culturale pediatri e dal Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno. La presidente di Ibfan Italia, Claudia Pilato, scrive una lunga lettera al ministro della Salute e al governo e all’Iss, di cui riportiamo alcuni stralci: “Le conoscenze sui rischi associati all’alimentazione con sostituti del latte materno per mamme e lattanti sono numerose e coerenti, ribadite nel tempo da ricerche nazionali e internazionali; i rischi sono maggiori per quelle coppie madre/bambino inserite in un contesto di fragilità quali la povertà e il disagio sociale. Per questo motivo tutte le agenzie di salute nazionali e internazionali raccomandano l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi di vita del/la lattante e proseguito poi in aggiunta all’offerta di cibi salutari fino ai due anni di vita e oltre, in accordo ai desideri di madre e bambino/a. Perché questa raccomandazione trovi compimento sono necessari interventi a sostegno delle donne: il “bonus latte artificiale” non rientra fra questi”.

Tanti i fattori che condizionano la scelta

Secondo Ibfan, il successo dell’allattamento dipende da molti fattori, tra cui la “possibilità materiale della donna di avere tempo per stare con suo figlio/a nel periodo dell’allattamento (e sappiamo che per molte categorie di donne lavoratrici non è così, oggi ancora più che nel passato)”, “la preparazione ed esperienza dei professionisti su questo tema (e sappiamo che l’allattamento non è materia curriculare in nessun insegnamento e non ha molte sezioni di libri di medicina ad esso dedicato, né molti congressi in cui sia l’argomento di riferimento)”, “la possibilità che hanno le ditte produttrici di sostituti del latte materno di raggiungere, anche illecitamente, le donne e i professionisti della salute con messaggi fuorvianti (e basta ripercorrere inchieste giornalistiche e reportage televisivi per ricordare quanto questo non sia raro in Italia)”.

“Le leggi già ci sono per chi non può”

Secondo Pilato, infine: “Solo in casi selezionati, quando questo non sia possibile nonostante il sostegno alla donna e la consulenza di personale esperto, si procede alla fornitura di sostituti del latte materno fino al compimento dell’anno di vita del bambino/a, quando questo potrà assumere il normale latte vaccino non modificato (sottolineiamo che non sono sufficienti 400 euro per la fornitura di sostituti del latte materno per tutto il primo anno di vita del bambino)”.  L’associazione ricorda che in tutte quelle situazioni in cui l’allattamento sia oggettivamente e assolutamente non praticabile (come ad esempio in caso di madre HIV positiva o di patologia congenita con controindicazione assoluta all’assunzione di latte come la galattosemia) la fornitura di sostituti del latte materno è garantita dal nostro servizio sanitario gratuitamente (D.M. 8 giugno 2001, che ha trovato applicazione in tutte le regioni).