Di quanto iodio abbiamo bisogno per stare bene?

Continua il nostro viaggio sugli oligoelementi fondamentali per la nostra salute, ricchi di effetti che spesso ignoriamo, almeno fino a che non sentiamo le avvisaglie di una loro carenza. Questa volta ci occupiamo dello iodio, da qualche decennio uno dei più conosciuti.

Lo iodio è fra gli oligoelementi, uno dei più conosciuti e svolge un ruolo importante per la salute

VERO Possediamo nel complesso circa 15-20 mg di iodio nell’intero organismo e ogni giorno dobbiamo introdurne da 150 mcg a 200 mcg perché in parte è utilizzato o perché perso. Il suo ruolo nel metabolismo è essenziale soprattutto perché alla sintesi di una famiglia di ormoni importanti come quelli biosintetizzati dalla tiroide ovvero la tiroxina o la triiodotironina. Questi ultimi rappresentano dei veri e propri regolatori della velocità del nostro metabolismo funzionando da acceleratori o da freno. La dose giornaliera di iodio raccomandata dipende dall’età: ai lattanti ne bastano circa 70 mcg mentre fino alla maggiore età si consigliano almeno 130 mcg giornalieri. Di certo è maggiore nel caso delle donne in dolce attesa o durante l’allattamento, dove si rendono necessari fino a 250-300 mcg al giorno per soddisfare le giuste necessità del neonato ad esempio, e non andare in carenza per avere una crescita corporea armonica e regolare. Lo iodio è catturato specialmente nel tratto gastrointestinale dove poi va alla tiroide che riesce a trattenerne circa un terzo mentre il resto dello iodio è perso dai reni con le urine, oppure con il sudore o la saliva.

Non è facile essere in eccesso o in mancanza di iodio

VERO Una eventuale carenza di iodio di certo rallenta la crescita e lo sviluppo ed è considerato un fattore di rischio per forme di ritardo mentale ed è proprio la mancanza durante la gravidanza o i primi anni di vita, durante i famosi primi 1.000 giorni che ci daranno le basi per una vita più o meno sana, a produrre dei danni anche gravi per la salute del neonato perché non si producono quantità sufficienti dei necessari ormoni tiroidei. Durante la gravidanza poco iodio può dare delle forme di aborto oppure se manca iodio nei neonati aumenta la frequenza di sordità, di problemi motori, si osservano delle lievi riduzioni del quoziente di intelligenza o dei deficit di attenzione o di iperattività. Nel caso degli adulti la mancanza di iodio origina forme di ipotiroidismo che si osservano con la presenza del gozzo più pronunciato. La tiroide rappresenta una vera e propria “spugna” capace di assorbire lo iodio che è in circolo, ma tanto meno lo iodio è presente tanto più la tiroide si ingrossa di volume per “catturare” il poco iodio circolante. La peculiarità dello iodio è che nel caso di un suo eccesso i sintomi possono essere praticamente gli stessi osservati nella carenza. L’ipertiroidismo può originare forme di tiroditi o anche il gozzo mentre le forme di intossicazione acute ovvero tanto iodio in poco tempo, sono molto rare in verità. Nel caso avvenisse, si ha vomito, polso debole, nausea e bruciore alla bocca. Un mito solido è che molto iodio si traduca in una tiroide iperattiva dando poco appetito, diventando più irritabili mentre al contrario nell’ipotiroidismo si parla di persone cupe e con poca vita di relazione.

Per avere iodio mi basta andare al mare e respirare a pieni polmoni l’aria di mare

FALSO Chi nel passato viveva lontano dal mare, era più a rischio di sviluppare il gozzo proprio per catturare il poco iodio che circolava. Inoltre, si mangiava poco pesce o pochi frutti di mare per motivi di conservazione o di trasporto. Una delle possibili soluzioni che allora fu messa in campo, era di portare i più piccoli al mare nelle famose colonie marine che permettevano di ricaricarsi di iodio, di vitamina D grazie al sole che allietava giochi e bagni e, contemporaneamente, di trascorrere qualche settimana lontano da casa conoscendo bambini di altre città o paesi. Spesso si ascoltava dai genitori l’invito ai piccoli, quando trascorrevano le vacanze estive al mare, di “aprire i polmoni, di spalancare la bocca” per potersi letteralmente impregnare di iodio. Era considerato un modo di fare prevenzione per gli aspetti anche collegati al poco iodio presente. Purtroppo pur impegnati in lunghi e profondi respiri, i piccoli possono catturare pochissimo iodio dall’aria, ma certamente era un bel modo di fare prevenzione tiroidea. Successivamente, la prevenzione è stata affidata al sale iodato che comunque va consumato con attenzione sia da ipertiroidei che da ipertesi perché è sempre bene seguire la regola di usare poco sale anche se iodato per la protezione del nostro sistema cardiovascolare. Il sale iodato che oggi ci sembra così comune, è arrivato poco più di 40 anni fa nel nostro paniere della spesa e questo per ripetere i buoni risultati osservati nei paesi del Nord Europa. Attualmente per legge si prevede non solo la vendita di sale iodato, ma anche il suo uso nelle mense scolastiche, nei luoghi di ristorazione collettiva per cui oggi è quasi l’80% della popolazione a consumare sale iodato.

Posso introdurre iodio a sufficienza con l’alimentazione ?

FALSO Scegliere un sale marino integrale o altrimenti conosciuto come “non raffinato” non significa avere più iodio a disposizione perché le quantità degli altri oligoelementi sono ben poca cosa e il loro contributo è veramente irrisorio a patto di non dovere poi introdurre tanto sodio che, come sappiamo, non è gradito dalle arterie. Posso aumentare lo iodio introdotto, mangiando pesce sia allevato che non, frutti di mare, frutta o vegetali dove però conta molto il terreno di provenienza, mangiare latte e derivati tenendo conto degli integratori di iodio nei mangimi animali e ricordiamo che lo iodio per i neonati deriva quasi tutto dal latte. Il nostro organismo è capace di assorbire quasi il 90% dello iodio contenuto negli alimenti e di solito ogni etto di pesce contiene da 10 a 140 mcg di iodio, il latte ne contiene fino a 60 mcg per etto e le uova ne hanno 50 ug. Negli ultimi anni si sono fatte strada le alghe marine che hanno fino a 250 mcg di iodio per etto tanto da vietarle a chi soffre di tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune che colpisce più frequentemente donne fra 35 e 40 anni. È importante anche scegliere come cuocere pesce o carni perché friggerli o grigliarli ci permette di conservare più iodio, se ne perde circa un quarto, mentre bollire un pezzo di carne significa perdere fino a due terzi dello iodio che contiene il che consiglia di bere il brodo di cottura che sia vegetale o animale. Tutto sommato, però, non si riesce con la sola alimentazione a fornire iodio a sufficienza, possiamo affermare che siamo in una vera e propria “crisi di mancanza di iodio” che va affrontata con un’alimentazione equilibrata, l’uso di sale iodato, eventuali integrazioni, etc.

Lo iodio è stato scoperto da poco e i suoi effetti positivi sono stati scoperti ancora da meno tempo

FALSO Il nome iodio deriva dal suo colore “viola” ed è scoperto nel 1811 per motivi bellici dato che occorreva produrre molta polvere da sparo con nitrato di potassio e si pensò di ricavarlo dalle alghe marine e da ciò che rimaneva, le ceneri, venne scoperto lo iodio battezzato poi come nuovo elemento chimico solo nel 1813. Occorre fare anche attenzione ad alcuni alimenti che interferiscono abbastanza con il suo assorbimento per cui spinaci, cavoli, rape, broccoli, possono ridurre lo iodio assorbito e provocare una deficienza e dare delle forme di ipotiroidismo. Lo stesso selenio tende a ridurre l’assorbimento di iodio perché va a colpire la tiroide che è meno efficiente nel catturare lo iodio circolante.