Approvata Plastic tax: rientra il tetrapak e scende a 45 centesimi al chilo

Dopo una serie di modifiche e furiose polemiche, la commissione Bilancio al Senato approva quella che dovrebbe essere la versione definitiva della plastic tax. Rispetto all’idea iniziale, l’imposta scende ulteriormente fino a stabilizzarsi a 45 centesimi al chilo (era un euro) e lo slittamento a luglio 2020 viene confermato. Tra i materiali tassati rientra anche il tetrapak, che era stato escluso nell’ultima modifica. A rimanere esclusi dalla tassa saranno i prodotti in plastica riciclata e quelli composti da più materiali che abbiano una componente di plastica inferiore al 40%.

Come funziona negli altri paesi?

Nonostante le polemiche, l’Italia non è certo il primo paese europeo a introdurre una tassazione sugli imballaggi di plastica. In Belgio la tassa sugli imballaggi arriva fino a 3,6 euro al chilo per le posate usa e getta di plastica, mentre per le buste di plastica monouso tre euro al chilo. Per le stesse buste, in Francia, un equivalente di 10 euro al chilo: sei centesimi a pezzo, 22 in Irlanda, 8 in Portogallo e 0,05 sterline in Gran Bretagna, dove dal 2022 entrerà in vigore una tassa apposita sugli imballaggi di plastica. L’unica ad avere una politica decisa sull’argomento, è la Danimarca, dove i prodotti da imballaggio sono tassati da oltre un euro al chilo se contengono plastica riciclata fino a oltre 1,70 euro per quelli con plastica non riciclata.