“Non screditate la mozzarella di bufala”. I deputati 5 Stelle contro la videoinchiesta di Animal Equality

“Circola in rete un video dell’organizzazione Animal Equality che crea un eccessivo e generalizzato allarmismo attorno alla filiera della mozzarella di bufala, con il rischio di creare un danno pesantissimo a uno dei fiori all’occhiello del made in Italy e dell’economia del paese, Mezzogiorno in primis”.

Suona inaspettatamente con toni da pompieri la dichiarazione affidata a una nota dalle deputate e dai deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Agricoltura.

Il riferimento è alla videoinchiesta di Animal Equality che il Salvagente ha pubblicato.

E che, evidentemente non è piaciuta ai deputati 5 Stelle che si sono dispiaciuti che il “video sia stato rilanciato anche dal blog di Beppe Grillo”.

I deputati pentastellati non negano la veridicità delle immagini ma tentano di ridimensionarne la portata: “Animal Equality registra alcune pratiche che evidentemente sono storture da condannare e palesi violazioni delle severissime norme che nel nostro Paese disciplinano il benessere animale negli allevamenti, la salute dei capi e quella delle persone”. E auspicano che “vada tutelata l’onorabilità e la professionalità della gran parte degli operatori del settore, i quali quotidianamente si preoccupano di garantire il benessere delle bufale, la correttezza delle procedure, la qualità del prodotto e la salute dei cittadini”.

Nulla da dire, ovviamente, sul fatto che si tratti di casi da condannare (e possibilmente perseguire) e che non rappresentino tutta la filiera. Ma forse giova ricordare che non è la prima volta che vengono documentati casi come questi. Senza andare troppo lontano nel tempo, basterà ricordare che nel 2015 un’inchiesta di Four Paws International passò a setaccio oltre 50 allevamenti di bufale del casertano e del salernitano, mostrando le sevizie ai bufalini, considerati un “sottoprodotto indesiderato” della produzione di mozzarella di bufala. Ma non solo. I girati diffusi da Four Paws documentarono anche le condizioni in cui versavano i bufali adulti. Allevamenti affollati e animali in stato di privazione e degrado oltre che di completa assenza di igiene. In molti casi, infatti, i bufali erano costretti a vivere su uno strato molto spesso dei propri escrementi. Alcuni animali presentavano ferite aperte non trattate e molti di loro soffrivano di gravi problemi di deambulazione dovuti all’eccessiva crescita di zoccoli mai curati. Molte le prassi anche pericolose da un punto di vista sanitario: quando alcuni animali morivano, i superstiti erano spesso costretti a sopportare la loro vista ed il loro odore per giorni e poteva trascorrere anche una settimana prima che i corpi morti venivano raccolti e portati via.

Esattamente quello che 4 anni dopo ha trovato Animal Equality. Segno che a “creare un danno pesantissimo a uno dei fiori all’occhiello del made in Italy” non sono le inchieste di Ong ma il comportamento di qualche produttore che non sembra per nulla spaventato dalla perfetta macchina dei controlli, come la definiscono i deputati M5S.