Cosa accade nell’organismo di bambini e donne in gravidanza che mangiano bio

Mangiate più pesce, frutta e verdura. Le donne in gravidanza, da che mondo è mondo, si sentono ripetere questa raccomandazione di fronte alla quale qualcuna, magari, storce anche la bocca. E alla luce della ricerca appena pubblicata da Environmental Health Perspectives potrebbe trovare nuove frecce da aggiungere al suo arco.

Nello studio più completo mai realizzato dell’associazione tra consumo di cibo ed esposizioni ai contaminanti ambientali, un pool di ricercatori ha infatti misurato la relazione tra dieta e livelli di 33 contaminanti ambientali per donne in gravidanza e per i loro figli, scoprendo che la maggiore assunzione di pesce era collerata alle concentrazioni di PFAS, arsenico e mercurio nell’organismo.

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E anche per gli amanti della frutta e verdura non va per nulla bene, dato che qui la presenza nella dieta viene associata ai livelli di quattro metaboliti dei pesticidi organofosfati (OP) misurati nei campioni di urina sia per le donne in gravidanza che per i bambini. E in questo caso, ha sottolineato lo studio, chi mangia più di due porzioni di frutta ogni giorno ha livelli più alti di metaboliti nelle urine.

Donne in gravidanza e bambini dovrebbero dunque ignorare quanto da sempre ripetono diverse generazioni di nutrizionisti?

Certamente no, ma possono evitare di fare incetta di sostanze particolarmente pericolose per la loro salute (più che per quella delle altre categorie di consumatori), mangiando alimenti biologici.

A dirlo, ancora una volta, i risultati dello studio: i bambini monitorati che mangiavano alimenti biologici più di una volta alla settimana, infatti, hanno mostrato i livelli più bassi di metaboliti OP (quelli derivanti dai pesticidi organofosfati) e il contenuto minore di ftalato nelle urine, rispetto a quelli che non mangiavano alimenti biologici.

Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto Human Early Life Exposome, uno studio multidisciplinare che comprendeva 1.000 donne in gravidanza e che ha seguito i loro bambini fino all’età di 6-10 anni in Francia, Grecia, Lituania, Norvegia, Spagna e Regno Unito. I ricercatori hanno valutato in che modo il consumo di diversi gruppi alimentari (carne, pesce, latticini, frutta, verdura, pane e cereali, legumi e legumi) fosse correlato ai livelli di 33 contaminanti ambientali misurati nei campioni di sangue e di urina di donne in gravidanza e dei loro bambini.