Il Lazio vuole introdurre il bagno a pagamento nei locali pubblici

Nonostante già si parli di “tassa sulla pipì”, non è vero che la Regione Lazio ha dato il via all’odiosa pigione. È vero, però, che nel testo unico del Commercio presentato all’assemblea regionale, vi è un articolo che se approvato darebbe il via alla possibilità per gli esercenti di chiedere un obolo per i bisogni corporali ai non clienti. Nella proposta di legge regionale numero 37 del 20 giugno 2018, infatti, il comma 6 dell’articolo 75, riservato all’obbligo di rendere pubblici i prezzi del menù (tranne il vino, chissà perché),  recita: “Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’apposizione di idoneo cartello”.

“Norma per tutelare i consumatori”

L’estensore della norma, il  consigliere di centrodestra Massimiliano Maselli, che è anche presidente della Commissione Sviluppo Economico, ha dichiarato, come riportato da Affaritaliani.it: “È bene chiarire che il Testo Unico sul commercio non prevede alcuna tassa sull’uso dei servizi igienici degli esercizi pubblici. Trovo stucchevole e scorretto che vengano messe in giro notizie del tutto prive di fondamento”. E ha aggiunto che si tratta di “una norma che ha come obiettivo quello di tutelare esclusivamente il pubblico”.

In contraddizione con il nuovo regolamento di polizia urbana di Roma

Ma in realtà, la giurisprudenza ha sempre inteso la possibilità di andare in bagno in un esercizio commerciale come una parte del servizio pubblico a cui deve attenersi. Per esempio, agli estensori della proposta regionale deve essere sfuggito il Nuovo regolamento di polizia urbana  approvato lo scorso luglio dal Comune di Roma, dove è scritto: “È fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta”. Insomma, se il testo unico sul commercio, approvato all’unanimità dalla Commissione, venisse approvato dal Consiglio regionale, si aprirà la strada a ricorsi e proteste.