Chi c’è dietro agli “amici” degli Ogm

Riaprire le porte della sperimentazione in campo ai risultati della ricerca pubblica sulle nuove biotecnologie in agricoltura. Questo l’auspicio di Cibo per la mente, il Manifesto per l’innovazione nel settore primario che riunisce 14 associazioni dell’agroalimentare italiano (Aisa, Agrofarma, Assalzoo, Assica, Assitol, Assobiotec, Assofertilizzanti, Assosementi, Compag, Cia, Confagricoltura, UNAItalia, Uniceb, Unionzucchero).

Non sono cadute certo nel vuoto le parole del nuovo ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova – “Sugli Ogm voglio aprire un confronto rapidamente anche con le parti imprenditoriali, è un tema delicato che non va affrontato in modo azzardato” – anzi potremmo dire che il vastissimo fronte favorevole al biotech ha subito preso la palla al balzo.

Dal riso al pomodoro fino al mais

Nelle dichiaraizoni scompaiono le parole Ogm, geneticamente modificate ma la volontà di rimettere i piedi “in campo” sembra tutt’altro che celata. “Nell’augurare buon lavoro alla ministra Teresa Bellanova, raccogliamo con entusiasmo e spirito di collaborazione le aperture al dialogo sul tema delle nuove tecnologie agricole”, ha affermato Deborah Piovan, portavoce di Cibo per la mente, nel sottolineare che “chiuse nei laboratori delle università italiane sono già disponibili soluzioni che potrebbero rilanciare e rafforzare colture determinanti per il settore agroalimentare italiano: dal riso al pomodoro, dal mais agli alberi da frutto“.

In Europa la coltivazione degli Ogm è limitata a poche sementi tra chi il mais MON810 solo Spagna e Portogallo, 2 paesi sui 28 che fanno parte della Ue, sono rimasti a coltivarli. Discorso diverso invece su quanta soia e mais geneticamente modificata importata dall’estero (Brasile incluso) finisce nei mangimi zootecnici. Tuttavia, applicando il principio di precauzione l’Europa da anni ha scelto una posizione Ogm-free.

Chi tifa Ogm?

Ma chi sono gli amici del biotech in Italia? Se Coldiretti è stata sempre contraria agli Organismi geneticamente modificati, le altre due confederazione degli agricoltori italiani Cia e Confagricoltura hanno avuto posizioni differenti e oggi si trovano a condividere il Manifesto per l’innovazione. Agrofarma, associa le filiali italiani delle multinazioni del biotech: da Monsanto agricoltura Italia a Bayer, da Basf passando per Sygenta e molti altri (qui l’elenco completo). Assobiotec, è l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che tra i tanti associati vanta i big del farmaceutico come Novartis, AstraZeneca, Sanofi e via elencando.

Folta la schiera nel settore zootecnico: da Assalzoo (l’Associazione di riferimento dell’industria mangimistica italiana) ad Assica (gli industriali della carne e dei salumi che rappresenta tra gli altri Aia, Levoni, Beretta e Vismara) a UnaItalia (settore del pollame e delle uova alla quale sono associati Aia, Amadori, Fileni e Vallespluga). Tra i firmatari del Manifesto per “le nuove tecnologie agricole” c’è anche Assitol, l’Associazione dell’industria olearia italiana, ovvero alcuni dei grandi marchi dell’olio come Carapelli, Colavita o i cinesi di Solov (Sagra).