L’appello ambientalista: “Per ridurre i gas serra basta incentivi ai combustibili fossili”

Mancano pochi gironi alla settimana di sciopero internazionale per il clima, dal 20 al 27 settembre, e dal mondo ambientalista italiano arriva un appello alle istituzioni e ai cittadini: “Battiamoci per almeno il 55% di riduzione delle emissioni dei gas serra entro il 2030”. E’ l’appello lanciato da un gruppo di scienziati, accademici, affinché tutti i cittadini si mobilitino “contro il riscaldamento globale, la più grande minaccia di questo secolo”. Tra i promotori dell’appello ci sono Massimo Scalia del Cirps, Aurelio Angelini, presidente Cnesa2030-Unesco, Ermete Realacci presidente di Symbola, Gianni Silvestrini, direttore scientifico Kyoto club. I firmatari propongono una legge d’iniziativa popolare che assuma “la riduzione delle emissioni di CO2, prevedendo a tal fine un fondo speciale per realizzarlo. Un fondo da finanziare da subito con l’abolizione degli incentivi di cui ancora fruiscono, direttamente o indirettamente, i combustibili fossili; e prevedendo per il seguito l’istituzione di una carbon tax”.

Non c’è più tempo

L’appello recita: “I governi di tutto il mondo, colpevolmente lenti nell’applicare il protocollo di Kyoto (2005), oggi in ritardo nell’attuare gli impegni dell’accordo di Parigi ratificati nel 2016 da 180 Paesi, devono accelerare la loro azione per fare più efficacemente fronte al cambiamento climatico e mantenere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 C”. Secondo gli ambientalisti il governo italiano deve ridefinire nel Pniec, il Piano Nazionale Energia/Clima, “quel vergognoso obiettivo del 33% di riduzione dei gas serra al 2030, fissato proprio mentre la neo-presidentessa dell’Ue, Ursula von der Leyen, propone di alzare al 50-55% il precedente obiettivo Ue del 40%”. Non c’è più tempo da perdere, una convinzione ormai molto diffusa.