Obesità, la tassa sulle merendine è più efficace della soda tax. Lo studio

Per contrastare l’obesità giovanile è più efficace tassare le merendine piuttosto che le bevande zuccherate. Lo dimostra uno studio pubblicato sul Bmj, il British medical journal, dove si evidenzia come l”impatto di un inasprimento fiscale sugli snack, almeno nel Regno Unito, ha prodotto più risultati in termini di contrasto all’obesità della sugar (o soda) tax in vigore dall’aprile 2018 Oltre Manica.

Uno studio che rafforza la proposta del neo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti che la scorsa settimana ha lanciato (o rilanciato, visto che se ne parla da tempo di introdurre anche in Italia un disincentivo al consumo di bevande zuccherate) la proposta di tassare “merendine e bibite gassate per finanziare la scuola”.

Ma come è stato condotto e a quali risultati sono arrivati i ricercatori inglesi? Lo studio  si è basato sugli acquisti di cibo effettuati da 36.324 famiglie britanniche e dai dati del Ndns National Diet and Nutrition Survey per 2.544 adulti. I risultati hanno stimato la variazione di peso e in prevalenza dell’obesità nell’arco di un anno, con dati raggruppati per reddito familiare e Indice di massa corporea (Bmi).

Secondo i dati del Ndsns, mediamente, le bevande zuccherate forniscono il 2% dell’energia totale e l’11% dell’apporto di zucchero; rispetto al 12% dell’energia totale e al 26% dell’assunzione di zucchero da biscotti, torte e snack dolci in generale.

“I risultati – spiegano i ricercatori – suggeriscono che per tutte le fasce di reddito combinate, aumentando del 20% il prezzo (la sugar tax “pesa” sul produttore ma l’effetto sul prezzo finale è inevitabile, ndr) di biscotti, torte, cioccolatini e caramelle si ridurrebbe l’apporto energetico medio annuo di circa 8.900 calorie, con una perdita di peso in media di 1,3 kg nell’arco di un anno”. Al contrario, proseguono, “un simile aumento dei prezzi delle bevande zuccherate comporterebbe una perdita di peso media di soli 203 g in un anno”. Il modello suggerisce inoltre che l’impatto sarebbe maggiore nelle famiglie a basso reddito con tassi di obesità più elevati.