Antidepressivi sotto accusa: “Così ho perso il piacere della mia intimità”

I problemi sessuali sono un effetto collaterale noto delle pillole per la depressione ma non sono adeguatamente descritti nei bugiardini di questi farmaci con la conseguenza che i pazienti che ne fanno uso non sono abbastanza informati sulle reali conseguenze di una terapia anti-depressiva sulla loro sfera sessuale. Una nuova raccomandazione dell’Agenzia europea del farmaco potrebbe fare chiarezza: il documento prevede che per le classi di farmaci SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e noradrenalina), i foglietti illustrativi – che dovranno essere aggiornati entro due mesi – devono indicare che le disfunzioni sessuali possono essere persistenti. Al momento, i foglietti informativi mettono in guardia sulla possibilità di problemi sessuali a breve termine, che si concludono una volta sospeso il trattamento.

La storia di Laura

Quello che l’Ema ha messo nero su bianco è quanto da tempo sperimentano sulla propria pelle alcuni dei pazienti che si sono sottoposti a periodi di trattamento con uno dei farmaci appartenenti alle due classi di farmaci. Come Laura (quello che utilizziamo è un nome di fantasia) che da 5 anni soffre di “post SSRI sexual dysfunction”. Questo è il nome della patologia causata da questi farmaci su cui la medicina minimizza o tace nonostante la letteratura medica dal 2006 cerca di capire origini e cura della malattia.
Laura ha 30 anni e 6 anni fa si è sottoposta per 10 mesi ad un trattamento anti depressivo a base di citalopram a dosi medio basse. Si è accorta subito che qualcosa nella sua sfera sessuale iniziava a cambiare ma il farmaco faceva effetto e, in più, aveva letto nel bugiardino che sì le disfunzioni erano possibili ma che sarebbero andate via con la sospensione del farmaco. Così ha continuato il suo trattamento fino a quando non ha incontrato un ragazzo: ha sospeso il trattamento attendendo che le ritornasse il piacere di vivere la sua intimità. Il tempo passava e le cose non cambiavano. “Ho iniziato a cercare informazioni on line per capire quanto tempo durassero questi effetti dopo la sospensione del trattamento. Più cercavo, più mi accorgevo che altri ragazzi che erano nella mia stessa situazione magari da più tempo ancora aspettavano. Ho capito che la disfunzione sessuale non era una reazione avversa temporanea ma che poteva essere permanente”.

“Voglio riappropriarmi della mia sessualità”

Così Laura si è messa alla ricerca di altre storie come la sua: ha trovato altri 20 ragazzi italiani, con i quali si scambia messaggi, opinioni, articoli scientifici tramite Internet. Ne ha parlato subito con il suo psichiatra che prima ha minimizzato il problema: “sai on line si trova di tutto, ci sono anche persone che raccontano di essere state rapite dagli alieni ….” quasi volendo darle della matta. Poi, davanti all’insistenza e alla preparazione sull’argomento di Laura, ha dovuto alzare le mani e ammettere che sì, in realtà il problema c’è e non può essere sottovalutato. Tuttavia per il momento non c’è una cura e, soprattutto, esiste un vuoto di tutela per lei e per tutti gli altri che soffrono di “post ssri sexual dysfunction”. “La sessualità è sempre stata parte integrante della mia vita, ha completato la mia personalità e ho sempre avuto un forte desiderio di vivere la mia intimità, vorrei ritrovare quei momenti” ci racconta Laura che cerca di spiegarci il trauma che ha vissuto soprattutto durante i primi tempi dopo la sospensione “il mio corpo non risponde più agli stimoli sessuali, ho perso molta sensibilità genitale, riesco ancora a raggiungere l’orgasmo attraverso una stimolazione quasi forzata ma è un fatto meccanico che non è più accompagnato da piacere. Ho 30 anni e non voglio perdere la speranza di guarirne…”

Il parere del Mario Negri

“Non si tratta di una novità: sono almeno 15 anni che sono noti gli effetti collaterali sulla sfera sessuale degli antidepressivi. Tuttavia sono molti rari i casi in cui i disturbi persistono dopo la sospensione del trattamento” ci spiega Luca Pasina, responsabile dell’unità di farmacoterapia e appropriatezza prescrittiva dell’Istituto Mario Negri di Milano. “In presenza dell’insorgenza di questi problemi, il consiglio è contattare il proprio medico e considerare con lui la possibilità di cambiare il farmaco e di valutare se gli effetti sono maggiori o minori dei benefici”.