Il video choc di Essere Animali documenta le sofferenze dei macachi utilizzati come cavie

Macachi chiusi in piccole gabbie con elettrodi nel cranio e nelle tempie: gli animali manifestano comportamenti stereotipati e ossessivi, si muovono avanti e indietro nella gabbia, leccano compulsivamente le pareti e mordono senza sosta lucchetti e sbarre. Le immagini diffuse dall’associazione Essere animali provengono da uno dei 600 laboratori italiani autorizzati ad effettuare esperimenti su animali (continua dopo il video)

Si tratta di centri di ricerca pubblici o privati, situati all’interno di aziende farmaceutiche, università e ospedali. Pur essendo in calo negli anni, il numero di animali utilizzati per la ricerca scientifica nel nostro paese è ancora molto alto. Nel 2017 sono stati quasi 600 mila tra questi i più utilizzati sono i macachi. Sempre nel 2017, 548 macachi sono stati sottoposti a esperimenti, un numero in crescita rispetto al 2014 quando erano stati 224.

Spiega l’associazione in una nota: “I macachi utilizzati per la ricerca provengono da allevamenti in Cina, Laos, Vietnam o Isole Mauritius. Sono nati in gabbia ma le loro madri sono state probabilmente catturate nelle foreste, una pratica necessaria per continuare ad avere una buona genetica negli animali, che si impoverirebbe con troppe generazioni in cattività.”

L’associazione sottolinea  la necessità di superare l’utilizzo di animali nella ricerca scientifica: a chiederlo, secondo il Rapporto Italia 2016 di Eurispes, è l’80% degli italiani. “Il sistema della sperimentazione su animali non è facilmente boicottabile poiché, oltre ai farmaci, anche prodotti di uso comune come inchiostri, colle o rimedi erboristici come la camomilla sono stati oggetto di ricerca su animali” spiega Essere Animali sottolineando “come consumatori possiamo acquistare cosmetici di aziende completamente cruelty-free e prodotti per la pulizia della casa non testati su animali. E’ una scelta importante, ma limitata. Per questo rivolgiamo il nostro appello alla comunità scientifica, da cui dipende l’implemento di metodi sostitutivi. Non possiamo continuare a considerare gli animali come cavie e strumenti di ricerca, a infliggere sofferenza per curare altri dalla sofferenza e dalle malattie. Ricordiamo che l’Italia è stato il primo paese a istituire, con la Legge 12 ottobre 1993 n. 413, l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale per gli studenti delle facoltà scientifiche. Confidiamo nelle nuove generazioni e nei giovani ricercatori affinché portino all’interno del sistema scientifico empatia verso gli animali e voglia di cambiamento.”