Basta un po’ di zucchero e… la truffa va giù

“La realtà è che ora che con l’ultimo decreto Semplificazioni è stato abolito per i grossisti l’obbligo di tenere il registro telematico di carico e scarico delle sostanze zuccherine, ben difficilmente riusciremo a fare ancora inchieste di questo tipo in un settore in cui le frodi sono sempre più numerose”. È scoraggiato il commento di uno degli uomini dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del ministero delle Politiche agricole e forestali (Icqrf) di fronte ai dati dell’ultimo rapporto Agromafie che certificano come il vino sia uno dei settori in cui maggiore è stato nel 2018 l’incremento delle notizie di reato (+75%) con circa 700mila chilogrammi di sostanze appartenenti alla categoria “mosti uve parzialmente fermentati” sequestrati dalla Guardia di Finanza.
Fra le truffe più comuni c’è quella sull’uso dello zucchero per alzare il grado alcolico del vino, pratica che se in molte parti d’Europa è normata e permessa, in Italia è assolutamente fuori legge.

Senza registro in cantina

L’inchiesta integrale sulla truffa del vino, le reazioni delle associazioni, l’intervista a Gian Carlo Caselli sul numero in edicola fino al 22 di questo mese.

Del resto è stato proprio l’Ispettorato del ministero a segnalare nell’ultimo report che fra le principali violazioni accertate nel settore vitivinicolo c’è l’illecita detenzione in cantina di sostanze zuccherine utilizzabili nella sofisticazione di mosti d’uva e vini, mentre per quanto riguarda il settore degli zuccheri l’illecito più frequente è la mancata o irregolare tenuta dei registri di carico e scarico.

Una fotografia che sembra ritagliata sui risultati di una delle inchieste che nel 2018 ha fatto più scalpore nel settore agroalimentare.
Un lavoro partito da Napoli, proprio grazie ad alcune segnalazioni fatte dall’unità investigativa dell’Icqrf, che ha portato a scoprire una organizzazione con sede in Campania in grado di importare dall’estero e trattare illegalmente tonnellate di zucchero poi rivenduto ad aziende vitivinicole in tutta Italia. “Dulcis in fundo” era il nome dell’inchiesta condotta dai magistrati della Procura di Napoli Nord che ha portato nell’aprile di un anno fa a un maxi blitz con perquisizioni e sequestri in tutta Italia, all’arresto di quattro persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di complessivi trentasei nomi. Per un filone dell’inchiesta il processo si è aperto nell’ottobre scorso a carico di otto imputati (uno di loro ha patteggiato due anni di reclusione) ma è stato immediatamente rinviato per questioni procedurali relative alla posizione di tre fra i protagonisti principali, accusati assieme agli altri di associazione per delinquere e frode. Resta invece ancora da chiudere la parte dell’inchiesta della procura di Napoli Nord che riguarda la sofisticazione del vino e dei mosti d’uva.

Società “cartiere”

Di sicuro c’è comunque che secondo i sostituti procuratori Valeria Palmieri e Claudia Maone che hanno condotto l’inchiesta le trentasei persone coinvolte sono sospettate di far parte di “un sodalizio delinquenziale che nel corso degli anni poneva in essere un capillare, strutturato e ramificato sistema di frode – era scritto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Fabrizio Finamore – diretto all’acquisizione illecita, segnatamente occulta, di notevole quantità di sostanze zuccherine e di saccarosio da destinare, in prevalenza, alla sofisticazione di prodotti vitivinicoli, onde alterare il valore e il grado alcolimetrico dei prodotti vitivinicoli rispetto al normale quantitativo di zucchero ricavabile dall’uva”.
Mesi di indagini, pedinamenti, intercettazioni hanno infatti permesso ai magistrati della procura di ipotizzare che il gruppo si sia avvalso di società “cartiere”, false fatturazioni per eludere le imposte fiscali, falsificazioni e omissioni dei registri telematici di carico e scarico delle sostanze zuccherine. Tutto per far arrivare in Italia eludendo qualsiasi controllo zucchero e saccarosio di cui, attraverso un abile giro di “cartiere” e società di comodo, si perdeva poi ogni traccia per coprirne così le vendite illegali ad aziende vitivinicole su tutto il territorio nazionale.

La tela internazionale

Al centro della rete, secondo la ricostruzione della procura, il “Gruppo Am Srl” attivo nel commercio del settore dello zucchero con sede a Sant’Antimo, in provincia di Napoli, e magazzini in provincia di Caserta (Carinaro e Gricignano d’Aversa). Secondo i magistrati infatti alcuni membri della famiglia proprietaria del gruppo, attraverso scambi fittizi con una seconda impresa che funzionava da scudo, avrebbero importato in Italia zucchero proveniente da Croazia, Serbia, Slovenia e Isole Mauritius e venduto da una società con sede a Klagenfurt, in Austria.
A fare da tramite, secondo l’accusa, due intermediari italiani e una serie di società cartiere, alcune delle quali con sede in Bulgaria, che attraverso false operazioni di vendita e acquisto sarebbero riuscite a eludere il fisco e “mascherare” le reali destinazioni dei carichi, diretti di norma allo stabilimento di Carinaro e ai clienti finali dell’organizzazione.

“L’attività illegale posta in essere – scriveva il gip – è essenzialmente basata su azioni, omissioni e operazioni commerciali ‘occulte’ di fatto tese a ostacolare la reale provenienza e destinazione dei beni oggetto di frode, ovvero la reale destinazione delle sostanze zuccherine destinate a essere compravendute mediante artifizi e raggiri documentali a compiacenti imprenditori vitivinicoli”.

“L’attività illecita è spesso attuata, formalmente, – si legge poi nell’ordinanza – mediante l’indicazione di false annotazioni nei registri telematici di carico e scarico delle sostanze zuccherine condivisi sul Sian (Sistema informativo agricolo nazionale, ndr), che rappresentano strumenti di tracciabilità ufficiale per di più consultabili da remoto dagli organi di controllo”.

Mosto concentrato

Secondo la procura, dalla provincia di Caserta lo zucchero acquistato dal sodalizio si muoveva verso tutta Italia raggiungendo aziende vitivinicole nelle provincie di Vicenza, Modena, Napoli, Bari, Lecce e Trapani. Quarantaquattro, infatti, sono i carichi e le consegne che gli uomini del Nucleo di polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta e agli ispettori dell’Icqrf hanno monitorato e seguito, documentando anche gli incontri segreti durante i quali, ipotizza la procura, si sarebbero organizzati i trasporti e sarebbero stati effettuati i pagamenti in contanti delle singole partite.
L’organizzazione poi, secondo la ricostruzione dei magistrati, si occupava anche di “fornire indicazioni o preparare presso stabilimenti clandestini zucchero invertito liquido, ottenuto in difformità alla normativa di settore e destinato al circuito illegale vitivinicolo”. Una preparazione che avveniva in un deposito in provincia di Modena a Formigine, formalmente intestato a una delle ditte di trasporti compiacenti coinvolte nell’inchiesta, che gli inquirenti hanno sequestrato nell’aprile scorso assieme a un secondo stabilimento a Carinaro. Nei capannoni gli uomini della finanza e dell’Ispettorato del ministero hanno scoperto 900 tonnellate di zucchero solido e 150 ettolitri di zucchero liquido. Secondo gli inquirenti questo materiale sarebbe stato usato anche per la preparazione di mosto concentrato rettificato (Mcr, legalmente utilizzabile nel processo di “arricchimento” del vino) “qualitativamente valido sotto il profilo analitico-isotopico e sostanzialmente indistinguibile rispetto a un Mcr lecitamente ottenuto da zucchero d’uva e non da saccarosio”.
“Il taglio – confidava uno degli indagati intercettato al telefono – sta andando bene bene. Dovunque abbiamo complimenti, mi raccomando che non sgarriamo”.

Altre volte, invece, il processo non portava buoni risultati e le ditte destinatarie facevano analizzare i prodotti per poi lamentarsene:

“Mi sono arrivate ora le analisi – sbotta un altro degli indagati – non stanno andando proprio, zero. Credimi, una roba allucinante: è tutta canna, è tutta canna”.

“Zucchero di canna”, annotano gli inquirenti. Ma il sospetto è che i prodotti realizzati e commerciati possano essere finiti anche in circuiti diversi da quelli del vino. Segnala infatti il gip: “Relativamente alla circostanza connessa all’utilizzo fraudolento di ingenti quantitativi di saccarosio destinato a essere incorporato illecitamente in prodotti vitivinicoli come ad esempio mosti concentrati idonei a dare Aceto balsamico di Modena Igp si ritiene estremamente importante segnalare che nel corso delle attività l’Unità investigativa centrale dell’Icqrf ha disposto controlli civetta a carico di talune partite”. E uno dei campioni, prelevato in una azienda di Nonantola in provincia di Modena, secondo il gip avrebbe dato esito positivo appurando che “è stato ottenuto dall’addizione di zucchero a ciclo foto sintetico C4 quale canna e/o mais”. Dato che l’Ispettorato ha consegnato alla Procura di Modena per l’apertura di una inchiesta.