“La fibra non si trasloca”. La bugia di Tim per aprire un nuovo contratto

Caro Salvagente, per motivi personali ho dovuto fare 2 traslochi. In casa avevo Fibra TIM, ho chiamato l’operatore per ricevere istruzioni e mi ha consigliato di chiudere il numero per poi riaprirne uno nuovo nella nuova abitazione poichè la fibra non è traslocabile. Fatto ciò mi ritrovo una bolletta da 250 euro come se avessi interrotto il servizio con TIM (di fatto mai interrotto perché subito attivato un nuovo numero come suggerito dall’operatore). Scrivendo raccomandate a Tim per il primo numero ho risolto senza spese poiché mi avevano inviato loro una comunicazione scritta dove dicevano di essersi presi in carico la chiusura esente da spese, per il secondo numero ancora oggi mi ritrovo una bolletta di 233 euro (in bolletta con la voce tim hub), dopo varie comunicazioni via telefono e raccomandata mi hanno scalato solo 50 euro del modem che ho restituito con raccomandata (costo 10 euro). Inoltre sul numero di telefono attuale (del quale pago regolarmente le bollette) non mi attivano Fibra perchè mi dicono di pagare la rimanente bolletta insoluta del numero precedente! Come posso risolvere questa diatriba?

Maurizio Ravecca

Caro Maurizio, abbiamo chiesto a Valentina Masciari (responsabile utenze dell’associazione dei consumatori Konsumer Italia) di provare a dipanare la matassa. Che, come al solito ci spiega…

Alla fine sempre un modem è il problema… Il sig. Ravecca, scrive che Tim non ha potuto traslocare il suo contratto fibra, suppongo e spero, per limiti tecnici nella zona in cui doveva materialmente traslocare, in parole povere perché non c’era la copertura fibra.

Chiarisco ciò, in quanto non è vero che la linea fibra non possa essere traslocata, magari va seguita una procedura diversa da quella standard: si procede ad un downgrade, cioè si converte in adsl prima di traslocare e poi si riporta a Fibra sul nuovo indirizzo. L’importante è che si rimanga nello stesso distretto telefonico, cioè che non cambi il prefisso. La procedura è sicuramente più lunga ma è prevista e fattibile.

Quindi già per questo primo passaggio, c’è qualcosa che non torna su quanto sostenuto dall’operatore Tim: forse aveva più interesse a fare una nuova attivazione…

Assodato ciò, considerando quanto fatto dal sig. Ravecca, dal lato amministrativo viene emessa la fattura di chiusura della vecchia linea e quindi scattano, in genere,  i costi di cessazione, che in tal caso, come forma di correttezza commerciale, mi sembra di capire vengano stornati. Per quanto intendo, viene addebitato il costo di un modem (Tim Hub) che suppongo derivi dal contratto chiuso sempre in seguito al trasloco; ritengo che una volta restituito il modem a spese del cliente e che Tim abbia proceduto a  stornare i vari costi di cessazione, sempre nella stessa ottica debba stornare questo costo dell’hub.

Non sembra che Tim  agisca in modo così automatico e rapido su questioni del genere, quindi il sig. Ravecca, dovrà contestare per iscritto la fattura con l’addebito e chiedere l’annullamento delle rate per i motivi sopra riportati.

Se lo ha già fatto,  direi di procedere con l’avvio di una conciliazione paritetica, così da sbloccare la situazione. Tim, che ritiene esistente un debito in capo al cliente, non farà alcun tipo di modifica sul nuovo contratto, perché collega il nominativo dell’intestatario ai due diversi contratti. Il problema è che l’insoluto deriva da un comportamento anomalo di Tim e non da colpa del cliente. Per questo è necessario avviare il processo di conciliazione, perché altrimenti, si corre il rischio di non vedersi attivata la linea fibra proprio per questo presunto insoluto.