Fiorella Belpoggi sui fanghi tossici: “È il via libera a mille Terre dei Fuochi”

“Uno dei miei maestri faceva sempre un esempio. Diceva che noi ci comportiamo con l’ambiente come fa qualcuno che rientra in casa e trova il pavimento allagato perché si è lasciato aperto un rubinetto su un lavandino tappato. Invece di correre a chiudere il rubinetto, che sarebbe prevenzione primaria, o togliere il tappo dal lavandino, che sarebbe prevenzione secondaria, noi prendiamo gli stracci e raccogliamo l’acqua a terra. Questo è quello che noi facciamo con il cancro e le altre malattie legate all’inquinamento ambientale. La politica usa gli stracci per raccogliere l’acqua da terra”. La dottoressa Fiorella Belpoggi è direttrice del centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’istituto Ramazzini ed è più che preoccupata per le nuove norme sui fanghi da depurazione inserite nel decreto Genova con cui il governo ha innalzato i limiti di concentrazione di sostanze pericolosissime come idrocarburi, diossine e Pcb negli scarti di lavorazione del processo di epurazione riutilizzabili poi in agricoltura come concimi.

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Dottoressa, in Italia il governo alza i limiti di concentrazione di queste sostanze nei fanghi che possono essere sversati per concimare i nostri campi proprio nei giorni in cui l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha deciso di abbassare la dose settimanale tollerabile di diossine e di policlorobifenili (Pcb). Non le pare un controsenso?

Parliamo di sostanze che sono riconosciute come cancerogene. L’esposizione a queste sostanze di una donna in stato di gravidanza può provocare gravissime malformazioni del feto mentre in un bambino possono essere causa di gravi problemi di riproduzione di sviluppo. Facciamo mangiare a neonati e bambini piccolissimi carote e verdure cresciute su una terra avvelenata con queste sostanze? Ma che mondo stiamo lasciando ai nostri figli e nipoti? Mi fa piacere che l’Efsa abbia deciso oggi di abbassare i limiti, ma va detto che gli studi sulla diossina sono vecchi di venti anni almeno.

Lei critica tanto il merito della riforma quanto il metodo usato. Perché?

Un buon amministratore, preso atto di un vuoto di legge avrebbe presentato un ddl, si sarebbe confrontato con gli scienziati, avrebbe richiesto pareri a chi si occupa di questo per lavoro da una vita. Un buon amministratore non può infilare un articolo all’interno di un decreto legge che tratta tutt’altra materia. Chi ha stabilito quel limite, e sulla base di quale dato scientifico? La realtà è che in Svizzera i fanghi da depurazione non si possono utilizzare in agricoltura, e così anche in alcune parti della Germania e in Austria. Noi modifichiamo le leggi per renderli addirittura peggiori di quanto non siano già.

Le proteste e le polemiche che si sono sollevate nei giorni della conversione del decreto Genova non sono servite a far cambiare idea al governo. Pensa che si possa ancora fare qualcosa perché il legislatore intervenga per porre rimedio a quello che tutta la comunità scientifica riconosce, praticamente all’unanimità, come un errore?

Me lo auguro davvero, ma sono scoraggiata. So per certo che dentro al Movimento 5 Stelle c’è dissenso per queste norme, mi aspetto che si facciano sentire perché si arrivi a una modifica. Ma sono molto scoraggiata, dopo anni di lotte sono davvero preoccupata anche per le posizioni assunte da una parte del mondo della scienza che ha abbandonato battaglie storiche per accettare certi compromessi. La vicenda dei fanghi è un esempio ed è stata incredibilmente sottovalutata. Leggo in giro prese di posizioni di una ignoranza incredibile della materia: ci si nasconde dietro la foglia di fico delle acque reflue civili, come se in quei depuratori non ci finissero sostanze chimiche fortemente inquinanti che sono comunque presenti nelle nostre città, come se parte degli impianti industriali non scaricassero proprio attraverso le stesse fognature cittadine essendo ormai stati inglobati dal tessuto urbano. Pensare che non si vogliano vedere queste cose mi fa davvero paura.

La distinzione sulle acque reflue è stata usata anche dal ministro dell’ambiente Costa. Che però ha ignorato il fatto che le leggi regionali possono concedere deroghe sulle tipologie di rifiuti che possono confluire nei fanghi di depurazione. Quella della Lombardia, ad esempio, ne prevede moltissime anche molto pericolose.

Esattamente. Per non parlare poi di quanto potrebbero fare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di rifiuti che ovviamente sfugge a ogni controllo o limitazione. Ho visto in questi giorni il governo andare in Campania a firmare un protocollo per combattere l’emergenza ambientale della Terra dei Fuochi. Ma non ci rendiamo conto che questo genere di norme incentiva proprio quell’illegalità per cui i ministri sono andati nella Terra dei Fuochi? Se la loro coscienza ecologista è questa restino pure a Roma chiusi nei loro palazzi.

Le nuove norme, contrariamente al passato, prevedono che i limiti tollerabili di sostanze inquinanti presenti nei fanghi si misurino relativamente alla sostanza tal quale e non sul secco. Secondo molti è un modo per rendere ancora più permissiva qualsiasi limitazione.  d’accordo?

Detto fuori dai denti, viene il dubbio di essere presi per stupidi. È una cosa pazzesca. Non serve mica una laurea per capire che se ho presenza di quantità X di una sostanza specifica in un chilo di fango allungato al 50% con acqua, quando il prodotto sarà secco la presenza di quella sostanza aumenterà esponenzialmente. Chi ha scritto quelle norme cosa pensa di noi, della comunità scientifica e della popolazione generale? Davvero credono che la gente non capisca?

Dottoressa lei segnalava che queste modifiche vanno a peggiorare una materia, come quella delle concentrazioni di sostanze nei terreni, che lasciava già ampia facoltà di inquinamento. Cosa intende?

La tabella 1 dell’allegato B del testo di conversione in legge del decreto Genova indica le sostanze frequentemente rilevate nei siti contaminati e quindi da bonificare: ho controllato uno per uno tutti i composti in base alla classificazione che ne ha dato l‘Organizzazione mondiale della Sanità e ho trovato tredici sostanze inserite in “Classe 1” ossia come sicuri cancerogeni, dieci appartenenti alla “Classe 2A” dei probabili cancerogeni e 24 a quella “2B” possibili cancerogeni. A me viene la pelle d’oca, perché significa che viene messo nero su bianco che ci stiamo avvelenando con queste cose sparse nei nostri terreni. Però adesso il governo ci dice di stare tranquilli perché hanno imposto nuovi limiti. Ma ci rendiamo conto? Io avrei capito se il governo si fosse preso un tasso di tempo ragionevole, che so di sei mesi o un anno, per discutere tutta la materia e riformarla in maniera adeguata sulla base di pareri scientifici e consultazioni con esperti. Invece questi limiti, come tutti i limiti, vengono messi a tavolino senza alcuno studio sull’impatto sulla salute. Mi occupo di questa materia da venti anni, siamo gli unici al mondo che studiano le basse dosi e per questo posso dire: attenzione, le bassi dosi non sono senza rischio, non esiste alcuna dose scevra da rischio per via della variabilità genetica della popolazione tutta, umana, animala e vegetale. Nessuno può pensare di lavarsi la coscienza dalle proprie responsabilità perché è stato scritto su un pezzo di carta che il limite è 1000.