Sonniferi: più effetti collateriali (e inefficacia) che sonni tranquilli

Altro che sogni d’oro. L’uso di sonniferi e rimedi per dormire, con o senza prescrizione medica, hanno molti effetti collaterali e sopratutto non sempre sono efficaci contro l’insonnia. Il mensile dei consumatori francese 60 Millions de Consommateurs ha analizzato le controindicazioni e il livello di efficacia di questi farmaci sulla base delle review pubblicate. E il quadro che ne emerge è… da incubo.

I medicinali a base di benzodiazepine

Molti insonni usano le benzodiazepine – come l’Imovane e lo Stilnox – per dormire. Queste sostanze sono efficaci solo nelle fasi acute dell’insonnia. Dopo quattro settimane, scrive 60 Millions, il corpo si abitua all’azione delle benzodiazepine. Aumentare le dosi poi è inutile: non fa che peggiorare i numerosi effetti collaterali tra i quali ci sono difficoltà di attenzione o memoria, confusione, rischio di cadute. L’efficacia di questi farmaci, prosegue il mensile, è anche relativa: una meta-analisi pubblicata sul British Medical Journal ha concluso che i sonniferi correlati alle benzodiazepine (zolpidem e zopiclone) erano poco più efficaci del placebo.

Rapida dipendenza, lenta “disintossicazione”

Questi farmaci sono molto rapidi a creare una certa dipendenza ma una volta che si interrompe il trattamento i pazienti subiscono una lenta disintossicazione ovvero questi rimedi hanno un effetto di rimbalzo abbastanza lungo: “I sintomi di insonnia – scrive il mensile francese – sono aumentati di dieci volte e sono accompagnati da attacchi di ansia, mal di testa, incubi … I disturbi del sonno sono peggiori di prima del trattamento”.

Non va meglio con i farmaci da banco

Come per i sonniferi da prescrizione, anche i “sonniferi” da banco a base di antistaminici (come Donormyl  e il Phenergan) devono essere assunti solo per periodi molto brevi perché hanno anche effetti sedativi duraturi e questo può incidere sull’attenzione durante la giornata specie durante la guida di un autoveicolo o aumentare il rischio di cadute negli anziani. Come le benzodiazepine, gli antistaminici comportano un rischio di compromissione cognitiva e possono causare capogiri.L’uso prolungato della doxilamina (principio attivo del  Donormyl) – hanno spiegato esperti a 60 Millions – non è giustificato finché non ci sono prove che il rapporto rischio / beneficio rimane accettabile nel trattamento dei disturbi del sonno cronici“. Inoltre “a lungo termine” questi farmaci possono aumentare qualsiasi insufficienza organica (fegato, reni o respiratori).

La melatonina? non miracolosa e completamente innocua

La melatonina è utilizzata in molti integratori alimentari raccomandati per contrastare l’insonnia, eppure, il più delle volte, queste pillole non sono affatto miracolose come affermano i produttori. Ci sono evidenze positive per gli over 55 anche se, a qualsiasi fascia di età, il trattamento deve essere di breve durata, al massimo tredici settimane. A dire il vero, la tossicità a breve termine della melatonina non è mai stata studiata, ma ciò, precisano gli esperti francesi, non significa che l’ormone non sia un problema in dosi elevate o assunto a lungo termine. Tuttavia, l’Anses, l’Agenzia francese dei farmaci, ha riportato gli effetti avversi associati all’assunzione di melatonina: vertigini, cefalea, disturbi gastroenterologici, neurologici e psichiatrici. Infatti, i bambini e le donne incinte non devono usarla, proprio come le persone inclini agli attacchi di asma ed epilessia.