Bimbi senza mensa, il Pd veneto: “Bloccare la norma e fare accordi con i paesi originari”

Una discriminazione per chi arriva da altri paesi, anche se i figli che subiscono i prima persona questa ingiustizia, sono nati e cresciuti in Italia. A definire così la delibera del Veneto che di fatto sta tagliando fuori dai buoni scuola tante famiglie di immigrati, è il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni, che insieme al suo gruppo ha presentato una mozione e una interrogazione per bloccare gli effetti della norma, che sta provocando grossi disagi a chi la subisce, come ha raccontato il Salvagente con la storia di una madre bangladese e dei suoi due figli.

Zanoni, ci spiega cosa dice esattamente la normativa veneta?
È una delibera dell’assessorato all’istruzione che detta determinate disposizioni in merito all’accesso della richiesta di buoni scuola, facoltà data ai genitori, da espletarsi entro il 31 ottobre, il problema è che viene richiesto per la prima volta non l’autocertificazione, ma di produrre dei documenti che attestano lo stato patrimoniale nel paese di provenienza, se rientrano nei parametri previsti dalla norma.

Non entrano in conflitto con le leggi dello Stato?
Pur essendo sotto un profilo formale lecito si traduce in una procedura molto lunga, perché l’interessato deve scrivere al proprio paese d’origine, agli uffici delegati a rilasciare questi documenti, e non sempre si possono avere online. In molti paesi ti devi recare fisicamente lì per firmare, pagare le tasse e quant’altro. E oltre questa lunga procedura c’è un altro onere a carico dei richiedenti che è quella di fornire questi documenti tradotti, ma non con una traduzione fatta in casa, ma fatta da un professionista abilitato.

Serve a impedire furbizie…
Nella logica è anche giusto, ma il tutto si traduce in due questioni: primo, tempi lunghissimi che non permettono al richiedente di avere i documenti in regola per tempo; secondo, un costo importante. Abbiamo fatto dei calcoli, si parla di 3-400 euro o anche di più, somma finale che fa disincentivare qualsiasi persona. Per avere un buono scuola di 90-110 euro uno deve spenderne il quadruplo. Questa cosa si traduce in una discriminazione per chi arriva da paesi lontani.

L’applicazione della delibera sta creando problemi anche alle amministrazioni in Veneto?
Moltissimi sindaci, e anche tanti appartenenti alla maggioranza di governo regionale, hanno palesato grosse difficoltà perché in questa delibera si parla anche di autocertificazione laddove ci sono gli accordi tra l’Italia e lo stato interessato tali da poter attivare la procedura semplificata. Il fatto è che nessun comune sa quali sono gli stati che hanno firmato questo accordo.

Per di più, molti di questi bambini tagliati fuori sono nati e cresciuti in Italia.
Ma certo! Sono nati tutti qua. Dico di più, si tratta al novanta per cento di famiglie che lavorano qui, che pagano le tasse, quindi contribuiscono alle entrate dell’erario. Se fossi in loro mi sentirei molto arrabbiato.

Quali azioni ha intrapreso il Pd contro questa delibera?
Abbiamo presentato come gruppo consiliare una mozione che impegna la giunta a sospendere il termine del 31 ottobre, mentre con l’interrogazione chiediamo quali azioni la giunta stia attuando per risolvere tutti questi contenzioni che stanno nascendo tra cittadini e vari uffici comunali.

Il governo regionale potrebbe tornare sui suoi passi?
Loro fanno muro di gomma, dicono che è tutto a posto, dicono”Noi chiediamo dei documenti che sono in linea con le leggi statali”. Non vietano che una regione possa chiedere determinati accertamenti, ma dal punto di vista oggettivo si traduce in un balzello che impedisce l’accesso a questi buoni e si traduce in una discriminazione bella e buona tra chi è in Italia e chi viene da un paese straniero.

Chi sostiene la norma dice che c’è il rischio che gli immigrati con i soldi guadagnati in Italia si costruiscano le case all’estero e qui continuino a chiedere sovvenzioni.
Non si può fare di tutta l’erba un fascio, e un buon amministratore deve trovare il sistema per far sì che questo accertamento non vada a gravare su chi fa la domanda tanto da farlo desistere. Che ci siano gli accordi con i vari stati, e che i comuni lo sappiano, e dove non c’è l’accordo, farlo.

Salvini ha dichiarato: “Se i genitori non possono portare i documenti, varrà la buona fede”
A me sembra strana questa dichiarazione di Salvini, non ha né capo né coda, “Buonafede”… che cosa vuol dire? Con cosa verrà messa a sistema? Con una legge? con un decreto? La nostra società si basa sulle leggi, sulle regole scritte, non con la voce. Non si comanda la cosa pubblica con twitter.