Filiera del riuso, una legge per garantire maggiore trasparenza

Definire una volta per tutte il vasto mercato del riutilizzo in almeno tre mosse: concedere una riduzione dell’Iva al 10%, creare un tavolo di coordinamento tra gli operatori del settore e le istituzioni centrali e dare credibilità alle figure coinvolte in questo mercato. È questo l’obiettivo della proposta di legge numero 1065 presentata oggi, giovedì 27 settembre, alla Camera dei deputati dalla Rete Onu (la Rete nazionale degli operatori dell’usato) insieme a Stefano Vignaroli, deputato del Movimento 5 Stelle, capogruppo della commissione Ambiente alla Camera, primo firmatario.

Vignaroli: “Tracciabilità per settore trasparente”

Dopo almeno tre anni di confronti e discussioni, si è avviato oggi l’iter parlamentare teso a disciplinare un settore che conta numeri importanti: circa 100mila persone coinvolte che riescono già a convogliare verso il riutilizzo 500mila tonnellate di beni durevoli per un fatturato di due miliardi. “Finalmente riconosciamo la figura dell’operatore dell’usato e proponiamo una normativa chiara che possa dare delle regole e dei binari entro cui muoversi. Oggi, nel paese, le regole cambiano anche a distanza di pochi chilometri, ed era necessario dare delle norme, costruire una tracciabilità anche per stimolare l’emersione”, chiarisce Vignaroli.

600mila tonnellate da recuperare

L’Iva agevolata è “un premio che riconosce il ruolo degli operatori oltre che l’utilità economica e ambientale del loro lavoro”, aggiunge il deputato pentastellato. In questo modo, quindi, si potrebbero anche intercettare quelle “600mila tonnellate potenziali di beni da avviare al riutilizzo”, come fa sapere Pietro Luppi, portavoce della Rete Onu, mentre manifesta grande soddisfazione per il passo importante avvenuto alla Camera. Questo settore, peraltro, proprio a fronte di numeri importanti e di regole non chiare, è stato spesso al centro di inchieste giudiziarie per infiltrazioni camorristiche e riciclaggio, soprattutto per ciò che riguarda la raccolta degli abiti usati: necessita quindi di un’attenzione speciale.

“Come Rete Onu rappresentiamo un ambito ampio e sfaccettato composto dai tanti lavoratori che fanno parte della categoria dell’usato: i negozianti in conto terzi, i soggetti vulnerabili, le cooperative del riuso, gli ambulanti di mercati e fiere; operatori formali e informali. Finalmente arriva il coronamento di anni di battaglie e grandi sforzi per trovare, innanzitutto, un punto di incontro tra soggetti così diversi che sono riusciti ad avanzare proposte unitarie”, chiarisce Luppi, che precisa: “Sono arrivate più proposte di legge, anche da Chiara Braga, deputata del Pd, ma oggi possiamo dire che questa ultima convince trasversalmente tutte le forze politiche”.

Al via un tavolo di coordinamento

Nel corso degli anni il settore dell’usato è stato ostaggio di molte contraddizioni, secondo il portavoce della Rete Onu, e non si è tenuto conto della vulnerabilità economica degli operatori. “Un esempio banale, ma che fa capire la situazione: è importante uno sgravio sulla tassa dei rifiuti perché, fino ad oggi, le attività che si sono occupate di riuso, hanno pagato come i normali supermercati, magari perché utilizzavano in alcuni casi magazzini grandi, pur producendo molti meno rifiuti e svolgendo, nei fatti, un lavoro di recupero degli stessi. Un’assurdità che andava sanata”.

Fondamentale, poi, creare le condizioni per recuperare quelle 600mila tonnellate di rifiuti urbani oggi ancora non reinseriti in circolazione, in buono stato ma non ancora intercettati. Le persone – spiega Luppi – hanno spesso fretta e se devono liberare una casa o una cantina preferiscono conferire tutto in uno stesso luogo e non dover fare una cernita o seguire procedure burocratiche che, ad esempio, prevedevano di schedare ogni singolo prodotto”. Le cosiddette gare al massimo rialzo per affidare il servizio di raccolta, secondo Luppi, hanno messo in difficoltà gli operatori, perché ad esempio non si è tenuto conto dei costi ambientali. Inoltre, era importante intervenire sull’Iva “che è già stata pagata una volta su quel prodotto che viene riutilizzato”, chiarisce il portavoce della rete Onu. E, ancora, non esisteva fino ad oggi un riconoscimento della figura dell’operatore del settore che dovrà d’ora in poi avere, se la legge concluderà il suo iter, un codice Ateco, ovvero un codice di attività specifico. Importante, infine, la costituzione del tavolo di lavoro che dovrebbe essere istituito dal ministero dell’Ambiente al quale partecipino le istituzioni, gli enti locali e le associazioni di settore con l’obiettivo di confrontarsi e di coordinare iniziative ed attività.