Il ministro Costa: “Preoccupante che non si possa bere un sorso di aranciata senza ingerire microplastiche”

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa
Sul test del Salvagente sulle microplastiche nei soft drink è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Che ha dichiarato: “Trovo preoccupante che non si possa bere un sorso di aranciata senza ingerire delle microplastiche. La ricerca presentata oggi ci mostra l’ampiezza del problema che investe ogni bevanda analizzata.

Il numero del Salvagente con l’inchiesta integrale sulle microplastiche sarà in edicola da domani. Ma si può già scaricare in formato digitale

Non bisogna abbassare la guardia. Presenteremo presto la legge che anticipa la direttiva europea per combattere la plastica monouso, ma vogliamo essere all’avanguardia in Europa su questo fronte in ogni ambito, certamente confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal 1° gennaio 2020, ma anche sperimentando un sistema fiscale per orientare le scelte dei consumatori verso prodotti con meno imballaggi in plastica”.

Una posizione forte quella del ministro che ha voluto commentare i dati resi noti dal Salvagente che testimoniano la preoccupante contaminazione anche delle bevande industriali (cole, aranciate, gassose, tè freddi). 18 bevande su 18 hanno mostrato di contenere frammenti di microplastiche.
Sul fronte politico immediata è arrivata la reazione dei 5Stelle.Il capogruppo M5S in commissione Ambiente alla Camera Stefano Vignaroli ha assicurato: “Assumeremo tutte le iniziative necessarie per approfondire in Parlamento quanto emerso dalla ricerca sulla presenza di microplastiche nei soft drink resa nota oggi dal mensile Il Salvagente. In commissione Ambiente siamo al lavoro fin dall’insediamento per contrastare l’invasione di plastiche e microplastiche nei nostri mari e nei nostri consumi quotidiani. Ne va, come conferma il test della storica rivista dei consumatori, della salute di tutti noi, oltre che di quella dei nostri ecosistemi”.
Vignaroli ha aggiunto: “È  il momento di porre un freno serio a questo fenomeno, partendo dall’affermazione della cultura del riutilizzo, del vuoto a rendere e penalizzando chi continua a favorire il monouso e la pratica dell’usa e getta”.