Salerno: maxi-sequestro di falso extravergine, ma niente nomi. Perché?

La Guardia di Finanza di Salerno ha bloccato l’immissione in commercio di oltre due tonnellate di olio “extra-vergine” adulterato. La scoperta della frode è avvenuta nel corso del controllo eseguito presso un’azienda di Sarno che si occupa dell’imbottigliamento e della commercializzazione dell’olio d’oliva. Qui, le fiamme gialle di Scafati hanno trovato una partita di prodotto che, in base all’etichettatura, avrebbe dovuto essere tutta extra-vergine italiano. L’olio era in gran parte ancora contenuto in grandi silos, ma 200 litri erano già stati imbottigliati, etichettati, ed erano pronti ad essere messa in vendita. Ma le analisi effettuate dal laboratorio dell’Ufficio dogane di Bari hanno invece provato che si trattava di adulterazione. In particolare, è stata segnalata la presenza di olio di semi con cui il prodotto veniva “tagliato”.

Perché nessuna trasparenza verso i consumatori?

La Gdf ha così sequestrato il prodotto è denunciato i tre responsabili della ditta alla procura di Nocera inferiore. Una buona notizia per i consumatori, ma resta valida anche in questo caso la questione che il Salvagente pone ogni volta di fronte a notizie del genere: perché di fronte a prove oggettive di frode, non viene diffuso il nome del produttore e del marchio? Del resto, è probabile che il reato sia stato commesso anche in precedenza, per cui, ad esempio in questo caso, qualcuno potrebbe avere in casa una o più bottiglie di falso extravergine a sua insaputa. Perché ignorare il suo diritto alla trasparenza?