Glifosato, allarme dell’Isde: “Da Toscana sì a uso vicino alle falde di acqua potabile”

“Viviamo ormai in una emergenza continua. Adesso arriva la vergognosa delibera  della Giunta Regionale toscana del 30 luglio scorso con cui si autorizza l’uso di 29 pesticidi nell’area di salvaguardia di prelievo di acqua potabile dalle falde profonde”. Parole di Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, membro di Isde – medici per l’ambiente, che scrive al Salvagente per spiegare la situazione in Toscana.

Il decreto contestato

Il documento contestato è il decreto della giunta regionale toscana 30 luglio 2018 n. 43/R, che – secondo quanto spiega Gentilini – contraddice quanto viene enunciato nei confronti delle norme comunitarie e nazionali che richiedono una maggiore tutela delle acque sotterranee destinate all’uso potabile”. Secondo un gruppo di associazioni che hanno firmato un documento contro il testo, tra cui Isde, Italia Nostra e European Consumers, “Con questo decreto, emanato nei titoli per tutelare “le acque sotterranee destinate al consumo umano”, facendo finta di recepire le norme europee e i decreti legislativi italiani, si consentirà in Toscana l’utilizzazione agevolata ed arrogante del glifosate e di altri 28 pesticidi, proprio nelle aree di rispetto a ridosso delle sorgenti e dei pozzi di attingimento per la rete idrica potabile (poche decine di migliaia di ettari per lo più in zone montane e di pascoli estensivi)”. 

Smentita una norma precedente

Nelle così dette “aree di salvaguardia” il d.lgs 152/2006 vieta lo spandimento di fertilizzanti e pesticidi con sanzioni che oscillano tra i 600 e i 6000 euro, ma l’anomalo Piano per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti  (PUFF) toscano le permette. “La tutela della risorsa idrica è fondamentate per la qualità ambientale e per la salute umana e non può essere subordinata, o comunque condizionata, a considerazioni di carattere economico/produttivo” scrive Patrizia Gentilini. Le associazioni che protestano contro il decreto si dicono pronte “a rivolgersi ad ogni competente Autorità Giudiziaria per la tutela della salute umana e dell’ambiente patrimonio di tutti1.