Glifosato, fine di un incubo?

Per decenni il glifosato è stato ospite invisibile dei nostri piatti senza che se ne conoscesse neppure il nome. Solo in pochi potevano supporre come il pesticida più usato al mondo fosse protagonista di un’invasione silenziosa di una portata simile. Ai nostri lettori basterà una rapida ricerca tra le inchieste realizzate dal Salvagente per scoprire come, nel 2015 l’attenzione mondiale si sia concentrata sull’erbicida autorizzato da decenni e alla base delle piante Ogm di Monsanto. È stata una ricerca della Iarc che lo aveva classificato come possibile cancerogeno, a scoperchiare il vaso di Pandora. Tutti abbiamo scoperto come i residui di questo erbicida ci arrivavano da qualunque cibo: acqua, bevande alcoliche, riso, pane, pasta, miele… Non solo, perfino nel cotone utilizzato per le garze ospedaliere se ne trovava, man mano che cominciava a essere ricercato. Il Salvagente negli anni ha svelato con analisi proprie come le farine utilizzate per la pasta, il pane, i prodotti per la prima colazione ne contenessero anche da noi.

PERCHÈ MONSANTO RISCHIA IL DEFAULT

Oggi l’erbicida che ha fatto fare affari d’oro alla Monsanto rischia di diventare anche la sua fine, dopo che un tribunale di San Francisco ha stabilito un risarcimento di quasi 290 milioni di dollari a carico della multinazionale per una delle prime cause Usa arrivata a sentenza. Quella di un giardiniere malato di tumore non Hodgkins. Una delle quasi 5mila che attendono di finire nelle aule di tutto il mondo e che potrebbero condannare al defaultla società appena acquistata da Bayer. L’accusa è grave e non solo per il legame tra tumori non Hodkin e glifosato ma perché la giuria ha stabilito che Monsanto sapeva da anni e ha taciuto.

Un eventualità che può stupire solo chi non conosce la vicenda, non certo gli investitori che in Monsanto hanno interessi milionari, visto che già nel 2016 Harrington Investments Inc. che raccoglie alcuni potenti azionisti del big dei pesticidi (e degli Ogm) aveva introdotto una delibera assembleare per chiedere uno studio sui potenziali rischi finanziari per l’azienda dopo la classificazione recente dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) del glifosato come probabile cancerogeno umano.

IL FRONTE DEL NO AL GLIFOSATO

Oggi in molte nazioni i problemi stanno arrivando al pettine. Negli Usa, come detto, migliaia di azioni legali sono state intentate contro Monsanto e per tutte, a vari livelli, è in corso un processo.

In Brasile, un giudice federale ha stabilito ha sospeso le autorizzazioni in attesa di una rivalutazione governativa dei dati tossicologici.

In Salvador, il Parlamento ha votato a settembre 2013 per bandire dal mercato 53 prodotti agrochimici, compresi diserbanti e pesticidi. Ma il governo ha fatto resistenza e ancora oggi il glifosato è in vendita.

Il governo dello Sri Lanka ha vietato l’importazione di glifosato nell’ottobre 2015 in seguito a una campagna guidata da un monaco buddista. A luglio, il governo ha revocato il divieto di importazione ma ha limitato l’uso del glifosato sulle piantagioni di tè e di gomma.

In Europa dove è stata appena rinnovata l’autorizzazione per altri 5 anni si va, invece, in ordine sparso. La Francia di Macron ha promesso di bandirlo, la Germania ne ha fatto un punto del contratto del nuovo governo della Merkel.

IN ITALIA LA POLITICA SI SVEGLIA

In Italia, dopo la sentenza di San Francisco anche la politica ha rilanciato il proprio punto di vista. Il vicepremier Di Maio ha scritto su facebook: “Questa sentenza ci dà tristemente ragione: dobbiamo combattere l’invasione sul nostro mercato di questa sostanza, una minaccia che si concretizza con mostruosi accordi commerciali sottoscritti solo in nome del profitto”. E ha aggiunto: “La salute e il principio di precauzione sono il faro della nostra azione di governo. Basta ad accordi commerciali che mettono a repentaglio la salute dei cittadini”, riferendosi a Ceta e Ttip.

Il governatore della Toscana, sempre su facebook, ha rilanciato: “Stop al glifosato. Sì all’agricoltura verde. Il glifosato, l’erbicida piu’ usato al mondo, e’ sotto accusa come cancerogeno. Il governo italiano intervenga subito. Noi, come Regione faremo subito un provvedimento per escludere dai premi del Piano di Sviluppo Rurale le aziende che ne facciano uso” ha scritto Enrico Rossi. Dimenticando, forse, che una mozione di Sinistra Italiana impegnava la sua giunta a un tale provvedimento già dallo scorso anno.

Fuochi di paglia destinati a esaurirsi una volta scomparsa dalle cronache la sentenza di San Francisco? Forse sì, ma non lo stesso si può dire della consapevolezza dei consumatori italiani. Gli stessi che hanno costretto Barilla, pochi mesi fa ad annunciare che avrebbe interrotto gli approvvigionamenti dal Canada, paese in cui il glifosato si usa anche appena prima della raccolta per favorire la maturazione del grano, almeno fino a che i livelli di residui non fossero scesi ben al di sotto dei limiti legali.