Pescara, mense chiuse e 180 intossicati: “Colpa del campylobacter”

Non è il batterio della salmonella ma la maxi intossicazione alimentare che ha portato al ricovero di ben 180 tra studenti e professori delle scuole di Pescara sarebbe legata alla presenza del batterio campylobacter. Intanto nella città adriatica le mense sono state chiuse da venerdì scorso e i primi dati parziali delle analisi condotte dalla Asl tendono ad accreditare nel batterio la causa della tossinfezione diffusasi nelle mense scolastiche. Tutti i ricoverati sono stati sottoposti a una terapia contro quel il batterio e si sta rivelando efficace. Nessuno dei pazienti infatti versa in gravi condizioni e alcuni di essi sono già stati dimessi.

Che cos’è il campylobacter?

Il campylobacter è uno dei batteri più diffusi al mondo, che si trasmette tramite alimenti contaminati. In particolare, carni crude non trattate o poco cotte, soprattutto se di pollo.  Il batterio in genere  si trova negli apparati gastroenterici di polli, anatre, oche, e conigli allevati e anche in quelli selvatici (piccioni, fagiani, gabbiani). La sua diffusione è molto rapida e facile: la Fsa britannica sconsiglia ad esempio di lavare il pollo o i petti sotto l’acqua perché  gli schizzi potrebbero diffondere il campylobacter.

Come si manifesta

La campylobatteriosi è una delle malattie batteriche gastrointestinali più diffuse al mondo e il suo tasso di incidenza ha superato in alcuni Paesi europei quello relativo alle salmonellosi non tifoidee. La sua diffusione negli ultimi 10 anni ha, infatti, registrato un incremento e rappresenta un problema di salute pubblica di impatto socio-economico considerevole.

Il periodo di incubazione della campylobatteriosi varia da un giorno a una settimana, a seconda dei casi. I sintomi sono solitamente leggeri o moderati e consistono in diarrea, dolori addominali, febbre, mal di testa, nausea e vomito. La loro durata varia generalmente da uno a sette giorni, ma nel 20% dei casi circa, può superare la settimana.

Sviluppa resistenza agli antibiotici

Secondo l’ultimo rapporto sulla resistenza agli antimicrobici nei batteri (Amr), curato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), oltre il 10% dei batteri di campylobacter coli riscontrati negli esseri umani mostravano resistenza a due antimicrobici di importanza primaria (fluorochinoloni e macrolidi), che vengono impiegati per curare infezioni gravi da campylobacter nell’uomo. La campilobatteriosi è la malattia veicolata da alimenti più comunemente riferita nell’Ue.