Come riconoscere un alimento adulterato o contraffatto

Quante volte facciamo confusione tra sofisticazione, adulterazione, contraffazione? Quando si possono usare legittimamente questi termini e come riconoscere gli alimenti “taroccati”? Vediamo qualche caso per chiarirci le idee

Non vedo le differenza tra sofisticazione e adulterazione alimentare, sono la stessa cosa…

FALSO I due termini insieme a alterazione e contraffazione fanno parte a pieno titolo della famiglia delle frodi commerciali o sanitarie che si possono incontrare. Nel caso della sofisticazione alimentare si tratta di aggiunte al cibo di sostanze estranee che servono a simulare la genuinità oppure a coprire qualche difetto che si presenta nell’alimento. Alcuni esempio classici sono gli additivi che ravvivano il rossore della carne quando ci sorride dagli scaffali dei supermercati oppure aggiungere del colore giallo a una finta pasta all’uovo. In poche parole, si parla di sofisticazione quando ad esempio vinifico con uve tavola per poi produrre dei vini IGT o DOC o DOCG che in realtà sono diversi da quanto si aspetta il consumatore. Per questo tipo di sofisticazioni siamo a un 20% di mercato del vino e addirittura a un 24% di olio d’oliva che arrivano sulla nostra tavola sotto mentite spoglie. Se il prodotto che si commercializza è certo o molto probabile che sia anche pericoloso per la nostra salute, ad esempio il vino al metanolo produceva un grado alcolico maggiore ma anche rischi elevati di cecità, allora parliamo di frode sanitaria con adulterazione del prodotto mentre se il rischio che si crea è solo quello di vendere un alimento facendolo pagare per altro si parla di una frode commerciale e non sanitaria. Ad esempio inventarsi la pasta all’uovo che non c’è.

Quindi capisco che le adulterazioni sono la stessa cosa…

FALSO Le adulterazioni, come detto prima, sono anch’esse delle frodi alimentari, ma nelle adulterazioni vi è un vero e proprio cambio di elementi dell’alimento con l’utilizzo di elementi estranei oppure si prova a cambiare il rapporto fra i vari componenti o semplicemente sottrae qualcosa dall’alimento. La bottiglia con del latte annacquato oppure sgrassato è il tipico caso di adulterazione dove abbiamo sottratto del grasso, oppure abbiamo diluito alcuni valori come ad esempio le proteine nobili del latte. In questo caso le adulterazioni sono delle tipiche frodi commerciali, ma che hanno anche delle ricadute nutrizionali e sarà difficile convincere un bambino in fase di svezzamento che si tratta di un latte intero se invece è un latte in parte sgrassato, purtroppo non può ancora parlare per dircelo e il pianto sarà il nostro sottofondo durante la sua cena. Altri casi abbastanza semplici possono essere l’uso di caseine industriali per adulterare i formaggi a pasta filata e in questo caso la materia prima usata, le caseine, è più scadente rispetto a quella da usare nel processo tradizionale, ovvero il latte vaccino intero ad esempio.

Esistono tanti prodotti contraffatti, nel tessile, nell’elettronica… ma anche gli alimenti possono essere contraffatti

VERO Siamo abituati a dischi, orologi e molti altri beni contraffatti, ma gli alimenti sono tra i prodotti a grande rischio di contraffazione. In questo caso contraffare significa commercializzare un prodotto che sembra genuino, ma che in effetti utilizza per tipo e per quantità delle sostanze diverse da quelle normalmente usate. Sempre restando sull’esempio del latte, l’aggiunta di acqua ossigenata riduce la carica batterica presente oppure un esempio “lampante” sono gli oli di semi venduti come oli extravergini di oliva: il prodotto è solo apparentemente genuino, ma le analisi portano a scoprire l’olio di semi che in parte sostituisce il ben più importante e salutistico olio di oliva. In questo caso si osserva l’aggiunta agli oli di semi di clorofilla o di carotene per dare vita a oli contraffatti commercializzati come oli di oliva. Nel caso del vino ci può essere l’aggiunta di zuccheri diversi da quelli dell’uva per dare vita a vini di pregio, ma che tali non sono. Poi esiste il mondo degli agropirati che oramai hanno creato un settore comemrciale del tutto nuovo “italian sounding” dove tutto ciò che suona italiano è venduto per tale anche se prodotto in posti e in modi del tutto inaspettati. Queste contraffazioni inducono i consumatori a scegliere dei prodotti, pagarli anche cari, e poi scoprire che contengono altri ingredienti inaspettati.

Il mio prodotto è alterato rispetto a quello originario, posso dire che adulterato…

FALSO In questo caso il prodotto è definibile alterato perché la composizione originaria si è modificata a causa di processi spontanei degenerativi, per esempio con la crescita di microorganismi indesiderati, che si sviluppano involontariamente o perché si conservano troppo a lungo gli alimenti o in condizioni non perfette. In questo caso, gli operatori truffaldini cercano di recuperare un aspetto genuino dell’alimento per poterlo commercializzare e per evitare delle forme d’intossicazione alimentare che si possono verificare ingerendo dei prodotti alterati. Ad esempio nel caso di un olio alterato, perché irranciditosi a causa di una cattiva conservazione, potrebbe essere coperto il difetto con l’aggiunta di aromi. Nel caso del vino una delle più classiche alterazioni che troviamo è la produzione di troppo acido acetico che, rispetto al prodotto originario, rende la bevanda inservibile e anche in questo caso è possibile recuperare la genuinità mascherando lo spunto d’aceto che sentiamo sorseggiando.