Il test francese: il 23% del pesce fresco è “dopato”

L’etichetta recitava “Salmone selvaggio”, lasciando credere che non avesse subito trattamenti, ma in realtà  si trattava di un salmone scongelato, nel quale era stata iniettata una soluzione di acqua, sale, lattato di potassio e acetato di potassio. Questo è solo uno dei tanti casi di pratica commerciale scorretta nel settore ittico rilevata dalla Direzione generale per la concorrenza, i consumatori e il controllo delle frodi francese (Dgccrf) durante la sua indagine annuale sui filetti di pesce.  In totale, il 23% dei 103 campioni analizzati è risultato non conforme. Fa anni, le pratiche di iniezione di acqua e additivi nei pesci vengono denunciate, come ha fatto anche il Salvagente, che all’argomento ha dedicato uno speciale.

Scongelato, ma non c’è scritto

Come riporta 60 millions de consommateurs, sono stati controllati 250 stabilimenti, dai grossisti ai supermercati, ai negozi all’ingrosso e alle pescherie. L’anomalia principale riguarda l’assenza, sebbene obbligatoria, della dichiarazione “scongelato”, in particolare sui filetti di tonno e pesce spada. Il Controllo antifrode ha trovato fette di tonno presentati come prodotti grezzi non trattati mentre venivano scongelati e pesati con iniezioni di acqua, sale e additivi. L’aggiunta di acqua o “ammollo” consente di risparmiare artificialmente fino al 30% del peso sui prodotti.

Additivi coloranti

Alcuni produttori aggiungono anche estratti vegetali ricchi di nitrati o nitriti (sostanze cancerogene) e acido ascorbico a dosi che talvolta superano quelle consentite. Queste iniezioni vengono utilizzate “per modificare il colore del pesce e quindi fuorviare il consumatore dalla freschezza del prodotto”, afferma la DGCCRF. Tra gli altri additivi trovati, si può menzionare l’acido citrico o i polifosfati, anch’essi non sempre dichiarati.